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White Stripes – Icky Thump (XL)

di Luca Scotto di Carlo

Pò-po-ppò-po-po-pò-poo. Ecco fatto. Per molti, la storia dei White Stripes comincia e finisce qui. Certo, la vittoria calcistica al Mondiale di Germania resterà per sempre un grande ricordo. E negli anni a venire, Seven Nation Army ce lo evocherà facendoci canticchiare in automatico. Ma lo confesso: quando ho letto il bollino appiccicato sulla copertina dell'album Elephant con la dicitura “sono quelli di Pò-po-ppò-po-po-pò-poo”, quasi a volersi giustificare… Ecco, mi è venuto un filo di tristezza. Ridurre i White Stripes a una sola canzone (peraltro già violentata nelle discoteche con una versione – orrore! – techno/house) è come dire che i Genesis sono quelli di Turn It On Again. O i Pink Floyd quelli di Learning To Fly. I Rolling Stones di Emotional Rescue e Joe Cocker di You Can’t Leave Your Hat On. La lista è lunga, e molte sono le vittime degli Anni ’80. Qualcuno non si è più ripreso, ahimé. Ma Jack White questo lo sa, perché è uno che la musica la conosce e la rispetta. E ci ha pensato bene, prima di fare Eight Nation Army e cercare di bissare l’effimero successo commerciale. Va bene la classifica, ma la qualità alla fine paga di più. Icky Thump è il sesto album del duo e segue l'interlocutorio Get Behind Me Satan. Nel frattempo, mister White ha collaborato con la non più giovane "country singer" Loretta Lynn in Van Lear Rose; ma soprattutto ha dato vita al progetto parallelo The Raconteurs, autori di uno dei dischi più belli dell’ultimo biennio. Direi che le esperienze sono servite, e si sente. Il suono di Icky Thump è più autentico rispetto al passato e si rifà senza nascondersi nemmeno troppo al rock dei primi Anni ’70, quando tutto ha cominciato ad avere un senso.

Nella "title track", il "riff" sembra uscito da un disco dei Led Zeppelin e le ombre di Page & Plant aleggiano qua e là, a volte di più a volte di meno. Come in 300 MPH Torrential Outpour Blues (e sottolineo blues) o in Effect And Cause, che richiama l’alter ego Raconteurs. Little Cream Soda rivela un’anima “stoner”, mentre in Rag And Bone siamo dalle parti dei dublinesi Thin Lizzy, tanto per capirci. Conquest è il pezzo più imprevedibile, come a voler dire “siamo un gruppo, non un cliché”. E sembra suonato da un mariachi armato di Fender Stratocaster. Così come in Prickly Thorn, But Sweetly Worn sbucano non si sa da dove mandolini e cornamuse. Ma chi conosce la discografia zeppeliniana non si stupirà neanche troppo. Led Zeppelin, quindi, con una spruzzata di Black Sabbath periodo Ozzy. Non un disco di primo facile ascolto, ma per quello ci sono le suonerie dei telefonini. Un’ultima nota riguardo alla piccola crociata anti-tecnologica promossa dai nostri affezionatissimi. Qualche mese fa, la rivista inglese New Musical Express ha regalato un singolo dei White Stripes. Ma non un Cd, bensì un 45 giri! Vinile! Basta con il "download" selvaggio e la musica usa-e-getta, o i fighetti con l’iPod pieno fino a scoppiare di brani che spesso ignorano. Come se la quantità servisse a colmare le lacune musicali. I White Stripes hanno voluto ricordare che la loro musica è molto più fisica che virtuale. Risultato? NME esaurito in pochi giorni e l’industria discografica inglese che sta pensando di testare il mercato sostituendo i Cd Singles coi 45 giri. Un altro ritorno al passato, un po’ come Icky Thump. Speriamo solo che non diventi un’altra moda. Con i soliti “trendsetters” in giro, con giradischi portatili colorati, in posa davanti ai locali più “cooool”.

www.whitestripes.com

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