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Wurlitzer juke-box
Alfred Wertheimer ritratto Elvis Presley
Buddy Holly chitarra
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Rock'n'Roll 39-59

di Stefano Bianchi

Decine di migliaia di euro per mostrare, suonare, raccontare 20 anni di rock’n’roll. È un inestimabile valore quello che alla Fondation Cartier di Parigi accomuna chitarre, juke-boxes, affiches di concerti, copertine di dischi, fotografie, giornali, filmati e molto altro ancora. Sono i cimeli di tutta un’epoca che collezionisti privati hanno messo a disposizione di Rock’n’Roll 39-59, mostramonstre” dedicata al più elettrizzante “terremoto” che la musica ebbe la fortuna di vivere. Marchiata a fuoco e consegnata ai posteri da icone rivoluzionarie chiamate Elvis Presley, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, Little Richard, Bill Haley, Gene Vincent... Lodevole, nell’ambito di questa colossale maratona sonica, non aver inscatolato l’epoca “in toto” ai Fifties punto e basta. Si va ben più indietro, all’America del 1939 che ballava il boogie-woogie, per poi innescare nel ’54 la “bomba” del rock’n’roll e il conseguente successo planetario. Negli U.S.A. degli Anni ’40, le “majorsdiscografiche cooptarono a colpi di “covers” i suoni innovativi sbocciati dalla cultura afroamericana. Erano pallide imitazioni rhythm & blues scimmiottate da bianchipop singers”.

Finchè Alan Freed, disc-jockey radiofonico, si rifiutò categoricamente di programmare quelle “rivisitazioni” preferendo le incisioni originali dei "black singers". E il rock’n’roll, ibrido di rhythm & blues, country & western, blues e gospel, iniziò a delinearsi proprio da qui, fra le insidiose pieghe di un’America razzista e puritana. Dando spazio e voce ai teenagers. Per tracciarne la genesi, non servono troppi voli pindarici. Basta l’essenzialità di 2 sezioni: la prima, spreme il succo di quell’indomabile spirito di libertà e ribellione che fu il cuore pulsante della rivoluzione rock; la seconda, ritrae con dovizia di particolari la storia e la cronologia del genere, esplorando le radici e delineando gli intrecci di personaggi chiave, luoghi, eventi. Fra le memorabilia, ecco la chitarra suonata da Buddy Holly e la giacca indossata da Elvis Presley nell’ultima apparizione all’Ed Sullivan Show televisivo; il poster del concerto che Hank Williams avrebbe dovuto tenere in Ohio l’1 gennaio ’53, quando morì a bordo di una Cadillac stroncato da un'overdose di morfina; la fedele ricostruzione di uno studio d’incisione, come quello della Sun Records a Memphis che negli Anni ’50 vide Elvis e Jerry Lee Lewis muovere i primi passi discografici. E a The Pelvis è soprattutto dedicata la porzione che Rock’n’Roll 39-59 dedica a fotografi quali Alfred Wertheimer, che lo pedinò scatto dopo scatto nel ’56, anno “clou” della sua leggendaria carriera scandita da pietre miliari come Hound Dog e Don’t Be Cruel.

Rock’n’Roll 39-59
Fino al 28 ottobre, Fondation Cartier pour l’art contemporain, boulevard Raspail 261, Parigi
tel. 0033-1-42185650
Catalogo Éditions Xavier Barral, Paris: paperback, € 39.50; hardback, € 94.95
The Rock’n’Roll 39-59 CD, Body & Soul Production, € 14.90


www.fondation.cartier.com

Foto: Juke-Box Wurlitzer 1015, 1946-1947, private collection, Alfa Juke-Box, Paris, © Patrick Gries, Paris
Elvis Presley, Going Home, black & white photograph, © Alfred Wertheimer, All Rights Reserved. Courtesy Staley Wise Gallery, New York
Buddy Holly Guitar, 1943, Gibson J-45 Guitar, collection Michael J. Malone, Seattle, WA, © Tim Henegan


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