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Hey Eugene!
Pink Martini
Sympathique
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Pink Martini - Hey Eugene! (Na´ve/Self)

di Stefano Bianchi

Suppergiù 15 anni fa, la miglior musica da sottofondo possibile si svelò al grande pubblico. La lounge music (da lounge = salotto = luogo ideale per ascoltarla), esplosa negli Anni ’50 e consacrata nei ’60, rimise in circolo nello splendore del suono digitale specialisti del pentagramma quali Esquivel, Arthur Lyman, Martin Denny, Les Baxter. A ruota, etichettati alle voci “easy listening”, “cocktail music”, “space age pop”, “bachelor pad music”, vennero riproposti ai nuovi poppettari i dischi più “cool” di Burt Bacharach, Ennio Morricone, Piero Umiliani, Henry Mancini (quello della Pantera Rosa), John Barry (James Bond), Lalo Schifrin (Ispettore Callaghan), Ray Conniff e degli altri idoli che la filodiffusione, negli anni del “boom”, trasmise per la gioia scacciapensieri degli ascoltatori. Lounge, inoltre, servì a riclassificare i “crooners”: Frank Sinatra, Dean Martin, Mel Tormé, Andy Williams, Tony Bennett… E il “revival”, oltretutto, generò nuovi gruppi impegnati a rimodernare il “facile ascolto” fino a trasformarlo in “chill out”.

Fra i più noti, i Pink Martini da Portland (Oregon), pilotati dal pianista Thomas M. Lauderdale e dalla cantante China Forbes. Che puntarono al cuore della lounge music a partire dal nome (Pink = rosa, citando la Pink Panther hollywoodiana; Martini = cocktail che l’Agente 007 dei romanzi di Ian Fleming ordinava “shaken, not stirred”: agitato, non mescolato), mentre in quanto a sonorità, nel 1997 dell’album Sympathique, confezionarono quell’ineffabile Je ne veux pas travailler che in seguito avrebbe sonorizzato lo spot di un’auto francese. Oggi i Pink Martini, che continuano a definirsi a buon titolo “little orchestra”, tornano sul luogo del “soft-sound” con le 12 canzoni di Hey Eugene!, compact disc capace di sprigionare ritmi calienti e ariose orchestrazioni, atmosferecinematiche” e “refrainsguancia-a-guancia. In poche parole: lounge (fra “old” e “new”) d’assoluta eccellenza. Che di volta in volta sboccia in un sensuale cha-cha-cha intonato in francese (Ojala), si “exotizza” in giapponese (Taya Tan), cita Bollywood ma in lingua araba (Bukra Wba’do), sgrana sound latinoamericano pizzicando la Russia (Dosvedanya Mio Bombino), incontra la bossanova stile Tom Jobim (Cante e Dance), sublima gli archi per una melodia da “golden-era” del cinema (Everywhere). In più, l’ensemble americano si toglie lo sfizio di rileggere Tea For Two (anno di grazia 1925, dal musical No, No, Nanette) in compagnia del cantante jazz Jimmy Scott e di rivisitare Tempo Perdido, gemma griffata nel ’34 da Ataulpho Alves per la leggendaria Carmen Miranda.

www.pinkmartini.com
www.self.it
www.spin-go.it

Foto: Pink Martini/Sherri Diteman

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