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Twelve
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Patti Smith - Twelve (Columbia/Sony Bmg)

di Stefano Bianchi

Gloria dei Them. La “pasionaria” del rock, Patti Smith, la rivisitò a tinte vivide e trascinanti nel capolavoro d’inizio carriera: Horses del 1975. Venne quindi il turno di un’altra “cover”, Because The Night di Bruce Springsteen, scandita in Easter (’78) come fosse un inno irrorato da cervello e cuore. La chicagoana Patti, che parlò e cantò di Rimbaud, Papa Luciani, Pollock e Mapplethorpe, sviscera con Twelve un macrocosmo di suoni scomparsi. Nutrendosene, come sempre, libera e indipendente. 12 omaggi, grandiosi e sciamanici, supportati dalla sua band (Lenny Kaye, chitarra; Tony Shanahan, basso e tastiere; Jay Dee Daugherty, batteria) e dall’ex Television Tom Verlaine, Flea dei Red Hot Chili Peppers, il violoncellista Giovanni Sollima. Are You Experienced? di Jimi Hendrix, bluesata e visionaria, avrebbe voluto inciderla negli Anni ’70, ma non si sentì pronta a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Everybody Wants To Rule The World (Tears For Fears), immediata e aristocraticamente pop, Patti l’ha invece scoperta a New York, diffusa da una radio, nel suo Café preferito. Helpless (Neil Young), sublimata da un’acustica intimità, è la logica conseguenza del pezzo intonato col cantautore al Bridge Benefit Concert del ’96.

Gimme Shelter (Rolling Stones), guizzante e rockista, fortifica il messaggio pacifista di Mick Jagger. Within You Without You (Beatles), evanescente e spirituale, nutre un commovente affetto per George Harrison. White Rabbit (Jefferson Airplane), epica e psichedelica, accarezza Grace Slick, anticonformista “rockeuse”. Changing Of The Guards (Bob Dylan), possente e compatta, sedimenta il nostalgico ricordo di Street Legal. The Boy In The Bubble (Paul Simon), passo ritmico a un soffio dal rockabilly, è per la Smith l’estrapolazione ideale da Graceland. Soul Kitchen (Doors), melliflua e sgranata, è il risultato di un sogno: Jim Morrison. Smells Like Teen Spirit (Nirvana), corroborata dal banjo sino scivolare nel folk, è un ricordo uscito dall’autoradio, sull'asfalto di Los Angeles. Midnight Rider (Allman Brothers), perfetta nella sua essenzialità, è una canzone che Patti aveva semplicemente voglia di intonare. Pastime Paradise (Stevie Wonder), dolce oltre ogni immaginazione, retrodata il ricordo al ’63, Philadelphia, quando Little Stevie Wonder si fece accompagnare da Ben E. King e da Smokey Robinson. 12 omaggi, per riscrivere la grande musica.

www.pattismith.net
www.sonybmg.it

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