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The Crane Wife
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The Decemberists - The Crane Wife (Emi)

di Stefano Bianchi

Come Arcade Fire e Clap Your Hands Say Yeah, prediligono la stratificazione dei suoni, il transito spontaneo dal folk al rock, le progressioni sinfoniche ispirate al Progressive Anni ’70. Statunitensi di Portland, Oregon, i Decemberists (nome ispirato a un’insurrezione militare fallita nella Russia degli Zar) sono un quintetto giostrato dall’occhialuto e “fin de siècle” Colin Meloy, abbigliato come i suoi colleghi in stile ottocentesco, come se fingesse da un momento all’altro di trovarsi al cospetto di Charles Dickens o Edgar Allan Poe. The Crane Wife, quarto disco in curriculum dopo l’extended play 5 Songs e gli album Castaways And Cutouts e Picaresque, trae perlopiù spunto da una favola giapponese con una donna-gru protagonista e snocciola con geometrica precisione surrealismo e romanticismo, intellettualismo e horror/panico.

Il rischio è di smarrirsi, nel gorgo delle avviluppanti musiche di The Crane Wife. Ma basta abbandonarsi più d’una volta al fascino di queste 10 tracce per restarne soggiogati. Meloy & Co. sanno come lusingare e titillare l’ascoltatore. Come trattare con piacevole leggerezza i temi più brutali. Lo fanno con le galoppate “progressive” e il canto alla Paddy McAloon del brano che intitola il disco per poi riavvolgersi in chiusura di scaletta citando i Prefab Sprout; il folk che fissa un irrinunciabile appuntamento coi Genesis di Nursery Cryme e i Jethro Tull di Thick As A Brick (The Island); l’incedere marziale di When The War Came, col suo intreccio “zeppeliniano” di chitarre e il finale lisergico; con Shankill Butchers, “murder ballad” che narra la storia dei massacri cattolici nell’Irlanda degli Anni ’70 compiuti da psicolabili protestanti, giocata in una chiave minimale che non sarebbe dispiaciuta a Damien Rice; The Perfect Crime, “danzata” alla maniera dei Talking Heads. Al nocciolo, nell’anima del disco, ci sono le folgoranti interpretazioni di Colin Meloy: teatrali, estetizzanti, tenere, un po’ ciniche. Fra il Michael Stipe dei primi R.E.M., dentro Yankee Bayonet (I Will Be Home Then) e fra le pieghe di O Valencia!, e il Gallagher degli Oasis (Summersong). Il quale apprezzerebbe: se solo fosse un po’ più maturo, meno arrogante, sostanzialmente “folky”.

www.decemberists.com
www.emimusic.it

Foto: The Decemberists/Autumn de Wilde

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