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The Stooges - The Weirdness (Virgin)

di Stefano Bianchi

Sinceramente non capisco quelli che trasecolano. Gli Stooges riuniti? Tre rimbambiti che con The Weirdness si sono permessi lo spompato lusso di non dare un seguito coerente ai loro capolavori. Suvvia. Non scherziamo. Gli Anni ’60 sono finiti da un pezzo, i ’70 pure, sicchè l’immenso nichilismo di The Stooges, le claustrofobiche sperimentazioni di Fun House e il belluino proto-punk di Raw Power rimangono (ed è logico sia così) irripetibili perle nel fango dell’underground. Trentaquattro anni dopo Raw Power, è inevitabile che il rock ti ronzi attorno in modo diverso. E ti dia differenti motivazioni. Soprattutto se non hai più vent’anni ma 60. Quindi, chi si scandalizza abbia almeno il buon gusto di riascoltare il nuovo disco di Iggy Pop (voce) e dei fratelli Ron e Scott Asheton (chitarra e batteria), più il bassista Mike Watt, ex Minutemen e Firehose. E poi, gentilmente, tacere per sempre. Giacchè The Weirdness supera di gran lunga gli ultimi 2 dischi dell’Iguana (Beat ‘Em Up e Skull Ring: quest’ultimo con gli Stooges che si ritrovavano di nuovo assieme in 3 pezzi) e fa impallidire la quasi totalità dei rockettari in circolazione.

I primi 4 pezzi al vetriolo, filano via senza un attimo di tregua: rock & roll bello pimpante (Trollin’), echi di glam rock e quel non so che di New York Dolls (You Can’t Have Friends), catarro punk (ATM) e apocalisse sonica (My Idea Of Fun). Basterebbe e avanzerebbe agli Stooges per ringraziare, salutare fans e detrattori e tornare all’oblìo senza doversi rimproverare proprio nulla. E invece, ecco Iggy che cava dal cilindro con profonda voce in stile David Bowie "berlinese" una The Weirdness che avrebbe fatto la sua sporca figura su The Idiot. E poi tutta la band, in un commovente crescendo, che infila il “riff” mortale di She Took My Money, il rock oscuro e melmoso di The End Of Christianity (eccolo, il riferimento a Fun House), il sordido “voodoo” di Mexican Guy e l’ineffabile garage-rock della conclusiva I’m Fried, con il sax in free jazz di Steve Mackay. Vivaddio. Gli Stooges son tornati. Con la voce splendidamente stonata di Iggy, gli assoli devastanti di Ron, il “drumming” furente di Scott. Il suono duro e puro di una “working band”. La classe lavoratrice del rock & roll che va in paradiso. Alla faccia di quelli che continuano a trasecolare.

www.myspace.com/iggyandthestooges
www.iggypop.com

Foto: Chapman Baehler

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