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Handful Of Soul
Mario Biondi
Wasabee
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Mario Biondi - Handful Of Soul (Schema Records/Family Affair)

di Stefano Bianchi

Non dico che si offenderebbe. Tutt’altro. Ma definirlo “crooner” sarebbe riduttivo. Dal momento che la sua voce, in bilico fra Bill Withers e Barry White, oltre a essere incredibile è carnosa. Di testa e di cuore. Di soul e di blues, col battito in jazz. Il “groove” sensuale di Mario Biondi, siciliano adottato da Parma, non si dimentica: dal primo al dodicesimo dei pezzi di Handful Of Soul. Un prodigio. Altro che milleluci di New York o “absolute beginners” londinesi. È l’Italia, bellezza. Paese di santi, poeti, navigatori e di un vocalist con gli attributi “black”. Uno che la musica ce l’ha nel sangue: sua nonna, in arte Tina Adolfi, gorgheggiava in teatro e ai microfoni dell’EIAR. Suo padre, Stefano Biondi, era il fior fiore della canzone popolare siciliana. E lui, Mario, la gavetta l’ha cominciata dall’isola: corista in chiesa, applausi a Giarre in 2 edizioni del Festival della canzone siciliana, supporter di Peppino Di Capri, Fred Bongusto e Franco Califano al Tout Và di Taormina. Dall’88 in su, compresa la botta di fortuna di esibirsi al fianco di Ray Charles. E ancora, collaborazioni con Marcella e Gianni Bella, Andrea Mingardi e Aida Cooper, quintali di live e scorza da turnista in studio d’incisione, una decina di singoli house e il progetto Was-A-Bee col musicista e arrangiatore Alessandro Magnanini.

Cioè la svolta: la certezza di potersi misurare con la musica nera mettendo finalmente a frutto gli insegnamenti (via giradischi) di James Brown, Aretha Franklin, Earth Wind & Fire, Al Jarreau, Lou Rawls. Tutto imparato a menadito. Di più: filtrato con naturale talento ed esibito come un qualcosa di unico, da ovazioni oltremanica e oltreoceano. Esagerazioni? Macchè. Basta lasciarsi conquistare (un gioco da ragazzi) da Handful Of Soul. Dall’inizio alla fine. E il titolo del Cd, tale e quale a quello dell’ellepì di James Brown datato ’66, può non essere del tutto casuale. Accompagnato dall’effervescente High Five Quintet, Mr. Biondi inizia a rodarsi col Brasile jazzato (A Child Runs Free) per poi lustrare la miglior bossanova possibile (No Mercy For Me), citare inconsciamente Take Five con voce vibrante e fiati scoppiettanti (This Is What You Are), farsi soggiogare dal ritmo felpato (Slow Hat Wind: e qui salta fuori il “crooner”), swingare che è un piacere (A Handful Of Soul), allinearsi ai migliori “standards” americani con On A Clear Day (You Can See Forever) e rivisitare con irrisoria facilità I Can’t Keep From Cryin’ Sometimes di Al Kooper e I’m Her Daddy di Bill Withers. Grazie di esistere.

www.ishtar.it
www.mariobiondi.biz

Foto: Roberto Cifarelli per PhocusAgency.com

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