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Steve Harley Anthology
Cockney Rebel
The Human Menagerie
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The Cockney Rebel - A Steve Harley Anthology (Emi)

di Stefano Bianchi

Negli Anni ’70 del Glam Rock angloamericano, tra efebici extraterrestri (David Bowie), gentiluomini decadenti (Roxy Music), cabarettisti (Sparks), elettromaniaci “camp” (T. Rex), rockettari “trash” (New York Dolls) e genialoidi “zappiani” (Tubes), si intromettono con “savoir-faire” e idee sufficientemente chiare i Cockney Rebel gestiti da Steve Harley, cui questa tripla Anthology rende piena e doverosa giustizia. Partendo da una concezione proletaria del glam (a “cockney”, che identifica i nativi nell’East End di Londra, viene furbescamente aggiunto “ribelle”), il quintetto debutta nel ’73 con l’ellepì The Human Menagerie concentrando esplosioni elettriche e aperture sinfoniche di chiara derivazione “progressive”. La fusione tra intellettualismoglamour”, ambiguità sessuale e cabarettismo mitteleuropeo sortisce inusuali composizioni che l’esauriente “best” pone in prima linea: le elegie melodrammatiche di Sebastian e Death Trip, il minuetto folk/trash di Loretta’s Tale, la visionarietà pop di Hideaway.

The Psychomodo (’74) e The Best Years Of Our Lives (’75), dischi ugualmente ben rappresentati dalla compilation, approfondiscono il decadentismo un po’ clownesco della band fra cabaret circense (Mr. Soft), glam a denominazione controllata (Psychomodo; Mr. Raffles) e la contagiosa orecchiabilità di Make Me Smile (Come Up And See Me), brano finalmente scoperto dalle vaste platee nel ’97 come tema portante della colonna sonora del film Full Monty. Dopodichè, il gruppo svanisce mal sopportando l’arroganza e l’egocentrismo di Steve Harley. Il quale, evaporata l’enfasi decadente, indirizza il “songwriting” sul facile ascolto pop-rock, sulle ballatefolky” a presa rapida e, in quanto a interpretazione vocale, sulla sua passione di sempre: Bob Dylan. I risultati, racchiusi nel secondo e nel terzo compact disc, vengono ben evidenziati da canzoni schiette e umorali come (I Believe) Love’s A Primadonna, Innocence And Guilt, Living In A Rhapsody, Riding The Waves (For Virginia Woolf), nonchè nell’omaggio “beatlesiano” (ripensando peraltro ai trascorsi glam) di Here Comes The Sun. Oggi, lungi dall’età pensionabile, Steve Harley prosegue la carriera da cantautore di culto effettuando concerti in giro per l’Europa sulla falsariga di quello del marzo ’98 al Jazz Café di Londra, ben documentato dal Cd Stripped To The Bare Bones dell’anno successivo. Predilige i set acustici, spesso e volentieri cede alla nostalgia canaglia dei Cockney Rebel.

www.steveharley.com
www.emicatalogue.com

Foto: Original EMI publicity shot, by Mick Rock


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