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The Beatles - Love (Parlophone/Emi)

di Stefano Bianchi

Dodici anni fa, Live At The BBC sdoganò preziosi nastri che documentavano le apparizioni radiofoniche dei Beatles. Fu poi la volta di Anthology, 3 doppi Cd con 160 pezzi fra curiosità e “outtakes”, spalmati fra il ’95 e il ’96. E ancora, nel 2000, la compilation Beatles 1 mise in fila i singoli dei Fab 4 che si erano arrampicati al top della classifica inglese. Applausi, ossequi, un filo di commozione per la band più “revivalizzata” in assoluto. All’interminabile elenco di rarità (ma anche di tagli-ritagli-frattaglie) mancava solo il “reload” globale, l’apoteosi del “re-worked”, il poter dire che i Beatles, così, non li avevamo mai ascoltati. Parola di Paul McCartneyQuest’album equivale a una nuova reunion, perché all’improvviso con me e Ringo ci sono ancora John e George») e di Ringo StarrHo addirittura sentito registrazioni che mi ero dimenticato avessimo inciso»), i quali hanno dato la loro benedizione a Love, l’ultimo “masterpiece” degli Scarafaggi virtuali. Non una raccolta, e neppure l’ennesima antologia: Love è semmai frutto della tecnologia avanzata, messa a frutto (perdonate il bisticcio) da Sir George Martin (leggendario produttore del gruppo nonché “quinto” fab) e da suo figlio Giles.

I fatti: la coppia di alchimisti ha ri-lavorato per 3 anni tutto il materiale beatlesiano possibile utilizzando i masters originali custoditi agli Abbey Road Studios di Londra e ha sperimentato nuovi mix col beneplacito non solo di Paul e Ringo, ma anche di Yoko Ono (vedova Lennon) e di Olivia Trinidad Arias (vedova Harrison). Love, di fatto, è la colonna sonora dello show dall’omonimo titolo che il Cirque du Soleil fa lievitare di replica in replica al Mirage di Las Vegas. «La musica era in origine riservata per lo spettacolo», ha puntualizzato George Martin, «ma in realtà abbiamo concepito un nuovo disco dei Beatles». Già: 78 minuti di musica per 26 canzoni, da Because fino a All You Need Is Love, rigorosamente in Love Version. Amalgamando, cioè, melodie, ritornelli, echi e “loops” fino a raggiungere un visionario, poppettaro, neopsichedelico affresco sonoro. Cosicchè, procedendo “random” in scaletta, Strawberry Fields Forever giganteggia partendo da John Lennon in solitaria con chitarra acustica, per poi filare in un crescendo di tamburi e di cori incrociati; Octopus’s Garden si fa uno smagliante lifting riverberando suoni e raddoppiando archi “rubati” a Goodnight; Lady Madonna stratifica con maestria il “riff” di Hey Bulldog, l’assolo di organo di Billy Preston tratto da I Want You/She’s So Heavy e quello chitarristico di Eric Clapton da While My Guitar Gently Weeps; e While My Guitar Gently Weeps, dal canto suo, aggiunge un apposito arrangiamento di archi al canto, acusticamente soft, di George Harrison. E via così, fra gioia e nostalgia, da Get Back a Revolution, da Hey Jude a Help!, fino a una Eleanor Rigby che incrocia magicamente Julia. Ripensando a John Lennon e sublimando, ancora una volta, l’ineguagliabile canzoniere dei 4 di Liverpool.

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