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Ultravox!
Ha! Ha! Ha!
Systems Of Romance
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Ultravox! - Ultravox!; Ha! Ha! Ha!; Systems Of Romance (Island/Universal)

di Stefano Bianchi

Hiroshima Mon Amour: romanticismo della Mitteleuropa, funebre decadentismo. Rockwrok: ritmo sanguinante, cortocircuiti elettronici. Basterebbero questi 2 brani/manifesto a delineare la doppia identità degli Ultravox!, gruppo cardine degli Anni ’70 al tramonto. Esteticamente impeccabili, fra Bowie berlinese e Roxy Music, e al contempo schizofrenicamente punk/futuristi. John Foxx, all’epoca leader della band e oggi musicista “ambient”, ricorda: «Ammiravamo Roxy Music, Kraftwerk, New York Dolls, Iggy Pop. Amavamo i Futuristi, Fritz Lang e le pellicole “noir”. Vivevamo convinti di rappresentare la perfetta fusione fra Inghilterra e Germania». Dal 1977 al ’78, con gli album Ultravox! (punto esclamativo obbligatorio, in omaggio al “kraut-rock” dei Neu!), Ha! Ha! Ha! e Systems Of Romance che oggi rivedono la luce rimasterizzati con “bonus” di inediti, il quintetto formato da John Foxx (voce), Stevie Shears (chitarra), Chris Cross (basso), Warren Cann (batteria) e Billy Currie (tastiere e violino) getta le basi della new wave Anni ’80, anticipando la cerebrale stagione del synth-pop e dell'incipriata fatuità dei New Romantics.

Nati nel ’74 come Tiger Lily, con Foxx studente al Royal College of Art londinese, nel ’77 sbeffeggiano l’arrogante dilettantismo punk. Ogni volta che salgono sul palco dimostrano di saper suonare come poche altre formazioni che mal sopportano il folklore da spilla da balia: Clash, Jam, Police, U2, Stranglers… Sono un geniale ibrido, gli Ultravox!: punk all’apparenza, “dandy” nella sostanza. Prodotti da Brian Eno, debuttano con Ultravox! dettando le coordinate di una musica raffinata, che alla glacialità elettronica di My Sex e I Want To Be A Machine contrappone violino, armonica e rock duro; imprevedibilità reggae (Dangerous Rhythm) e la magniloquente melodia di The Wild, The Beautiful And The Damned. Il ghigno beffardo di Ha! Ha! Ha! sottintende invece climi arroventati e lacerazioni dell’anima. Il gruppo mette al servizio dei sintetizzatori il ritmo virulento del punk delineando brani come Rockwrok (quasi un convulso “remake” di Virginia Plain dei Roxy Music) e The Man Who Dies Every Day, sino all’inappellabile resa dei conti di Hiroshima Mon Amour. Composizione che in qualche modo anticipa l’asetticità elettronica e il technopop di Systems Of Romance, rispecchiando il decadente minimalismo di John Foxx a colpi robotici di Blue Light e Quiet Man, nella “grandeur” di Slow Motion e negli anfratti di Dislocation, “mantrapost-atomico. Poi, perduto Foxx, gli Ultravox perderanno anche il punto esclamativo. Subentreranno Midge Ure, il successo planetario di Vienna e il neo-romanticismo griffato. Sarà tutta un’altra storia. Modaiola, più che altro.

www.ultravox.org.uk
www.islandrecords.com

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