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Penthouse And Pavement
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Heaven 17 – Penthouse And Pavement (1981, Virgin/Emi)

di Stefano Bianchi

Negli Anni ’80 dell’edonismo technopoppettaro, furono in pochi a sfuggire la marea montante dei sintetizzatori mordi-e-fuggi e il monocorde ritmo delle drum machines. Fra le eccezioni (in buona compagnia di Depeche Mode, Soft Cell, Cure, Simple Minds) ricordiamo gli Heaven 17 provenienti da Sheffield. Nome estrapolato dal romanzo A Clockwork Orange di Anthony Burgess, i tastieristi Martyn Ware e Ian Craig Marsh, coadiuvati dal vocalist Glenn Gregory, esordiscono nel 1980 dopo la scissione dagli Human League. Metabolizzato il suono post-apocalittico degli album Reproduction e Travelogue (la “lega umana” proseguirà con Dare! sulla via del technopop “easy”), il trio dà vita alla B.E.F. (British Electric Foundation) elaborando i primi esperimenti “dance” elettronici per poi concretizzare nell’81 con Penthouse And Pavement l’ambizioso progetto Heaven 17. Operazione che intende ove sia possibile “snellire” gli avanguardistici suoni cari a Brian Eno, David Bowie, Kraftwerk e Cabaret Voltaire sostituendoli con atmosfere più fruibili e ballabili, di chiara derivazione “black”.

Penthouse And Pavement, ristampato e rimasterizzato con l’aggiunta di 5 tracce inedite su Cd, rimane a tutti gli effetti il manifesto programmatico della band. Suddiviso in pavement (4 brani: dall’ascolto più immediato) e in penthouse (5: per palati fini), libera in un baleno il funk tecnocratico di (We Don’t Need This) Fascist Groove Thang per poi rendere conseguenziali la funky-dance da Chaka Khan computerizzata di Penthouse And Pavement e la fusion post-atomica di Soul Warfare. Sul versante più “còlto”, spiccano invece il rumorismo e le scansioni marziali di Geisha Boys And Temple Girls, gli imperativi categorici di Let’s All Make A Bomb e l’estetismo armonico/melodico di Song With No Name. Fra le composizioni inedite, una menzione particolare va a Decline Of The West e a Honeymoon In New York. In entrambi i casi, la sigla B.E.F. sostituisce il marchio Heaven 17 per dare spessore a suoni modello Bowie “berlinese”, eredi dei Kraftwerk più robotici.

www.heaven17.de
www.emimusic.it


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