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New York Dolls – One Day It Will Please Us To Remember Even This (Roadrunner)

di Stefano Bianchi

Oh, se me li ricordo. Pittati e agghindati peggio di Holly Woodlawn e Jackie Curtis, “drag queens” della Factory warholiana. Negli Anni ’70, polverizzata la retorica del rock progressive, il braccio di ferro è fra l’hard & blues di Led Zeppelin e Rolling Stones e il glam rock griffato David Bowie e T. Rex. A metà strada, in un’immaginaria ma non troppo “walk on the wild side”, i New York Dolls esplodono come un fulmine (di chitarre elettriche) a ciel sereno. Volgari e trash, rispettando alla lettera il vangelo apòcrifo “sex, drugs & rock’n’roll” pubblicano nel ’73 e nel ’74 New York Dolls e Too Much Too Soon: ellepì epocali di pezzi dinamitardi che avrebbero anticipato l’ultraviolenza punk. Due soli dischi, scioglimento-lampo. Trent’anni dopo. 2004: Morrissey, già voce degli Smiths ed ex presidente del New York Dolls Fan Club, propone ai suoi idoli di riunirsi per un solo concerto al Meltdown Festival di Londra. Dell’originaria line-up rispondono all’appello l’istrionico vocalist David Johansen (carriera leggendaria la sua, dopo le “bambole”: rock d.o.c., “lounge” con lo pseudonimo di Buster Poindexter, blues verace), il chitarrista Sylvain Sylvain e il bassista Arthur “Killer” Kane. Johnny Thunders (chitarra) e Jerry Nolan (batteria) sono da tempo passati a miglior vita, via overdose.

Il concerto si fa e fa il botto, generando il Cd Live From Royal Festival Hall, 2004. Kane, una vita agli sgoccioli, riguadagna il palco col sorriso sulle labbra per poi raggiungere Thunders & Nolan nel paradiso dei rockers. Johansen & Sylvain, però, non vogliono tornare nell’oblìo. Giammai. Riplasmano i New York Dolls con Steve Conte (chitarra: ex David Johansen Band), Sami Yaffa (basso: ex Hanoi Rocks), Brian Koonin (tastiere) e Brian Delaney (batteria), entrano in sala d’incisione e scolpiscono il duro e puro One Day It Will Please Us To Remember Even This. Album che sbeffeggia il (temuto) patetismo. Al contrario, i redivivi New York Dolls innescano il rock’n’roll dei tempi migliori: nella coriacea rapidità di We’re In Love e Punishing World, che ricordano i “classici” Looking For A Kiss e Personality Crisis; nella contagiosa genuinità di Runnin’Around e Gotta Get Away From Tommy; nel glam di Dance Like A Monkey (ideale risposta a Stranded In The Jungle del ’74). E poi, quasi ad augurare lunga vita alle “dolls”, Michael Stipe dei R.E.M. e Iggy Pop: coristi deluxe in Dancing On The Lip Of A Volcano e in Gimme Luv & Turn On The Light.

www.nydolls.org
www.roadrunnerrecords.it

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