Music

Andy Mackay & Phil Manzanera – Roxymphony (Expression Records)

Che il canzoniere dei Roxy Music si potesse prestare alla retrodatazione l’ha dimostrato Bryan Ferry con The Jazz Age, nel 2012, rivisitando Do The Strand, Love Is The Drug, Avalon, The Bogus Man e Virginia Plain in chiave strumentale e roaring twenties per poi tornarci su, vocalmente nel 2019, con una strepitosa Bitter Sweet (altrettanto s’intitolava l’album) che pareva uscita dal repertorio di Brecht & Weill, più altri classici roxyani catapultati nel 1929 della Weimarer Republik.

Ora ci hanno pensato il sassofonista/oboista Andy Mackay e il chitarrista Phil Manzanera a retrodatare quel repertorio onusto di gloria. I quali, peraltro, avevano già unito negli anni 80 le loro forze (classico-rockeggianti il primo, anglo-latinoamericane il secondo) griffandosi Explorers e poi Manzanera & Mackay con l’ambizione di cavalcare la new wave imperante.

Succede, allora, che il 26 novembre 2018 Manzanera si ritrovi a calcare il palcoscenico della prestigiosa Queen Elizabeth Hall di Londra 42 anni dopo l’epocale concerto con Brian Eno e gli 801 sfociato nell’arcinoto Live. Questa volta a farne lo special guest della serata è Mackay, impegnato a promuovere dal vivo il corpus sinfonico del suo nuovo album 3Psalms (dove la chitarra manzaneriana compare nell’unico pezzo elettrificato: Praise). In scaletta, accanto ai 3 movimenti Deep-Psalm 130Refuge-Psalm 90Praise-Psalm 150 svettano inediti arrangiamenti di evergreen dei Roxy Music che consentono all’orchestra di 20 elementi e all’Owl Parliament Choir di supportare al meglio gli interventi e gli assoli di Mackay e Manzanera re-immaginando l’universo (sia glam, sia art) di quella Musica Rock + Sexy che maramaldeggiò nei 70s e negli 80s.

Questo spicchio di concerto, Roxymphony (titolo quantomai azzeccato) lo ha tradotto in un Dvd che restituisce appieno la solennità dell’evento e l’impeccabilità dell’intera performance; e nel Cd che propone il medesimo repertorio inciso però al Gallery Studio nel marzo 2019. E qui, palesandosi da una mai così decadente Song For Europe dove archi, fiati e voci suonano alchemicamente perfetti, ecco avvicendarsi il pizzicato e il crescendo di Out Of The Blue; l’intro sorprendentemente davisiana, le atmosfere melliflue e il coro giostrato in sottovoce di In Every Dream Home A Heartache (orecchio al finale, tutto nel plettro di Phil Manzanera); l’avvolgente melodia di Bitter Sweet, sempre pronta a fratturarsi in un ritmo marziale per poi affidarsi alle carezze dell’oboe di Andy Mackay; le gocce di pianoforte, il contrappunto dei violini e il capriccio che all’improvviso si mette a sgorgare da More Than This; l’iniziale atonalità, il flusso melodico che si guadagna vieppiù spazio e il sax smaccatamente pop di Sentimental Fool; il sinfonico, mediorientaleggiante funk di Love Is The Drug; il piano leader indiscusso della già classicheggiante Tara, qui più che mai nel suo alveo naturale.

«È stato bello tornare in scena con Andy a presentare la musica dei Roxy in un nuovo contesto», ha dichiarato Manzanera. «Una rivelazione per tutti scoprire quanto questi brani fossero adatti all’orchestrazione e quanto il pubblico li abbia apprezzati». Magari facendo semplicemente tintinnare i gioielli, quella sera alla Queen Elizabeth Hall. Come lennoniana memoria insegna.

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