Letture

William S. Burroughs e il culto del rock’n’roll

Cosa potrà essere che unisce Tombstone Blues di Bob Dylan (“Vorrei poter dare al fratello Bill il suo grande brivido/Lo metterei in catene in cima alla collina“) con Seven Souls (1989) dei Material? E la Yellow Magic Orchestra di Technodon (1993) con i vibratorissimi Steely Dan? E Ziggy Stardust con i leggendari Master Musicians Of Joujouka registrati da Brian Jones? E Lonesome Cowboy Bill dei Velvet Underground con i Thin White Rope, in tema di eufemismo per significare “sperma”? E Jimmy Page con i Beatles di Eleanor Rigby? E il Richard Hell di My Burroughs con Hal Willner? E i James epoca Seven (1992) con Born To Be Wild degli Steppenwolf? E il Fausto Rossi/Faust’O di Morbide macchine con Dancing in Your Head (1977) di Ornette Coleman? E il punk’n’roll dei Clash con il Canterbury Sound dei Soft Machine/Matching Mole? E il Tom Waits di The Black Rider (1993) con i Disposable Heroes Of Hiphoprisy? E i Rolling Stones di Casino Boogie con i Led Zeppelin che incorporavano la musica dell’Africa subsahariana?

William S. Burroughs negli anni 50

E l’Iggy Pop di Lust For Life con Star Me Kitten dei R.E.M.? E i Nirvana di Heart-Shaped Box con Sharkey’s Night di Laurie Anderson? E Interzone dei Joy Division con i U2 che in un vecchio tour introducevano Where The Streets Have No Name con il poema A Thanksgiving Prayer (“Grazie per il tacchino selvatico e i piccioni passeggeri destinati essere frantumati in modo sano con il coraggio americano/Grazie per il KKK/ Grazie per i giuristi che uccidono i negri sentendo le loro tacche nella pistola/Grazie per il sogno americano, da volgarizzare e falsificare fino a che le bugie nude risplendano/Grazie per l’adesivo “Fai fuori un frocio in nome di Cristo»/America, sei sempre stata un mal di testa e sei sempre stata una gran noia“)? E i Soft Boys di Robyn Hitchcock con Frank Zappa che va al Congresso Americano a sfidare la censura recitando la routine de Il buco del culo parlante tratta da Il pasto nudo? E Nick Cave and the Bad Seeds di The Mercy Seat con gli Hüsker Dü, specie il Grant Hart dello swan album The Argument (2013)? E Wild Boys dei Duran Duran con Sadismo-Performance (1970), il film di Nicolas Roeg con Mick Jagger e Anita Pallenberg? Tutto molto semplice: William S. Burroughs (1914-1997), il Grande Cattivo della letteratura americana post bellica, l’erede di Edgar Allan Poe e di Louis-Ferdinand Céline nato e cresciuto nel cuore della Confederazione, quella St. Louis in Missouri che, coincidenza alquanto simbolica, diede i natali anche ad altri pesi massimi della cultura a stelle & strisce quali Chuck Berry e Miles Davis.

Burroughs con Jean-Michel Basquiat e Debbie Harry

Grazie alla più che lodabile Jimenez Edizioni, piccola ma seria casa editrice romana che nell’ultimo paio d’anni ha tradotto e pubblicato eccellenti biografie/saggi su Alex Chilton, Robbie Robertson, Kristin Hersh/Vic Chesnutt e Bob Dylan, esce in questi giorni William S. Burroughs e il culto del rock’n’roll, libro del critico Casey Rae (SiriusXM, New York Times, Billboard, Washington Post) con traduzione di Alessandro Besselva Averame, che regala un’analisi del rapporto fra il letterato e la musica nuova. L’idea di fondo, in verità, si perde nei decenni, poiché dal mondo della musica già negli anni 70 WSB fu affrontato letterariamente, vedi le famose interviste con Page e Bowie – e WSB è una costante nel lavoro del Duca: il concept di Ziggy Polveredistelle era in buona parte ispirato al romanzo Ragazzi selvaggi del 1971, mentre l’esercizio letterario del cut-up è stato usato in molti suoi album e in epoche molto diverse fra loro, vedi Diamond Dogs (1974), 1.Outside (1995) e Blackstar ★ (2016); con Dylan che, accanto ad Allen Ginsberg, lo voleva nel carrozzone musical-letterario Rolling Thunder Revue (WSB declinò); e l’eccellente lavoro fatto nelle conversazioni con il grande giornalista inglese Victor Bockris (resta ancora fondamentale la lettura di Con Burroughs del 1979, garantiamo…).

Il romanziere con Jimmy Page

Il merito di Rae è quello di aver giocato bene con ago & filo, di aver cucito in modo certosino molto di ciò che riguarda Burroughs e il rock’n’roll, aggiungendo le più recenti avventure dello scrittore, finché egli campò: Kurt Cobain su tutti, tanto che i 2 incisero insieme l’Ep The “Priest” They Called Him (1993), per non parlare delle voci che vogliono il nome stesso dei Nirvana sia un omaggio a Take Nirvana, scritto apparso nella rubrica Time Of The Assassins che WSB teneva negli anni 70 per il magazine Crawdaddy (lo trovate in The Adding Machine/Collected Essays del 1985, in caso); ma anche Ministry e Sonic Youth, roba che se volete trovare Thurston Moore e Donald Fagen nello stesso disco, basta che facciate girare Dead City Radio (1990), magnifico album di WSB prodotto da Hal Willner – Willner che negli anni 90 fece cose egregie anche con Ginsberg, vedi The Ballad Of The Skeletons (1995).

L’autore de Il pasto nudo con Sting e Andy Summers dei Police

Letto attentamente il tomo, poche sono le topiche che abbiamo notato: tipo a pagina 17, dov’è riportato che “Non molto tempo dopo, Burroughs avrebbe contribuito a dischi di Nick Cave, Butthole Surfers, Swans e David Byrne” – cosa che proprio non ci risulta; a pagina 18 e ancora a pagina 37 è scritto “Star Me Kitten dei R.E.M. è una cover” – ma, in verità, la traccia musicale è la stessa di Automatic For The People (1992) salvo che WSB vi recita sopra, quindi non propriamente una cover; a pagina 134 si legge che “È possibile sentire ritmi stile Master Musicians Of Joujouka in alcuni brani dei Rolling Stones, da Sympathy For The Devil a Continental Drift” – sicuramente in Continental Drift, visto che i Master Musicians Of Joujouka non sono solo evocati ma sono ospiti nel pezzo presente in Steel Wheels (1989). Poca roba, in ogni caso – vista l’ottima messe di materiale imbastita dall’autore.

L’esponente – sì e no – della Beat Generation insieme a Kim Gordon (Sonic Youth) e a Michael Stipe (R.E.M.)

Burroughs-iani iper convinti che siamo (perdonate l’ostentazione: abbiamo letto tutto ma proprio tutto dello scrittore), vi evitiamo la solita tiritera biografica del WSB sperimentatore coi narcotici, colui che fa sembrare Keith Richards un pivello; dell’inventore di espressioni come “heavy metal” e “blade runner”; dell’assassinio della moglie; del lifelong smisurato amore per le armi da fuoco; della sessualità a dir poco molesta che lo ha sempre distinto fra misoginìa, omofilìa e forse pedofilìa (Burroughs, fra l’altro, in tenera età fu oggetto di abusi sessuali da parte di conoscenti del padre); della Beat Generation di cui, tuttavia, fece parte “sì e no”, soggetto isolato e ai margini che è sempre stato; e della grandezza narrativa di opere come La scimmia sulla schiena (1953), Il pasto nudo (1959) e Le ultime parole di Dutch Schultz (1970). Semplice: se siete qui a leggere, vuol dire che l’argomento lo conoscete già. William S. Burroughs e il culto del rock’n’roll, però, mette l’accento anche sul Burroughs meno scontato e conosciuto.

Burroughs con Patti Smith

Nel 1° caso la risposta data a Lou Reed che in un vecchio incontro gli chiede perché ne La scimmia sulla schiena si fosse firmato William Lee e non William S. Burroughs, da fine umorista è un fulmineo: «Non volevo mettere in imbarazzo i miei genitori». Puro black humor, ciò di cui WSB è stato e sempre sarà campione assoluto, al di là dell’essere (o no) un Cattivo Maestro come vuole la vulgata. Nel 2° caso è la lucidità del WSB anziano che appare oltremodo ficcante, tanto visionaria se pensiamo al presente e al futuro incombente: “Le figure autoritarie sono maschere morte e vuote, manipolate dai computer. E cosa c’è dentro i computer? I telecomandi, ovviamente. Guarda la prigione dove sei, dove siamo. Siamo in una colonia penale che ora è diventata un campo di sterminio” – scriveva nel bellissimo Terre occidentali (1987).

WSB con Frank Zappa

Le sue sono parole che quasi mai svelano l’arcano: ossia, come è possibile che un tal Cattivo Maestro, vero cinico e nichilista senza aspettativa nel futuro, pertanto con un occhio lucidissimo sulle cose e, soprattutto, sull’umanità, abbia affascinato così tanti grandi artisti e, per di più, di epoche così diverse? La nostra risposta è che forse WSB è stato per sempre l’epitome del saggio-non-buono, persona dal raziocinio scomodo ma di rara prontezza e potenza. E poi, come lo stesso Casey Rae annota argutamente, è davvero disorientante come tutte le foto che lo ritraggono, sempre impeccabilmente vestito, con rockstar quali Mick Jagger (sapevate che lo Stone doveva essere protagonista di un’abortita trasposizione cinematografica diretta da Antony Balch de Il pasto nudo? Leggete il libro per i particolari…) e Kurt Cobain, Jimmy Page e Madonna, Patti Smith e Frank Zappa, Police e David Bowie, Joe Strummer e Debbie Harry – dove pur essendo abbastanza anziano da sembrar loro nonno o anche bisnonno, in quei ritratti William S. Burroughs non appare mai fuori posto né, tantomeno, vecchio. Pensateci.

Casey Rae, William S. Burroughs e il culto del rock’n’roll, Jimenez Edizioni, 366 pagine, € 19

William S. Burroughs e Mick Jagger

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