Letture

Note segrete. Eroi, spie e banditi della musica italiana

Michele Bovi colpisce ancora. Nel 2019 lo lasciammo che era alle prese con Ladri di canzoni, inchiesta che copriva 200 anni di plagi e liti giudiziari nel mondo della canzone. Adesso il giornalista, già caporedattore centrale al TG2 e capo struttura per l’intrattenimento a RAI 1, fa un piccolo passo indietro per fare un balzo in avanti: ripubblica, riveduto e corretto, il suo libro del 2017 Note segrete, excursus su “eroi, spie e banditi della musica italiana”, come spiega il sottotitolo.

Michele Bovi

Passata la prefazione di Maurizio Costanzo, affrontando la lettura ci si addentra in una terra popolata di personaggi oscuri, soggetti dubbi, faccendieri al servizio di clan di varia specie, spie di stato con piedi in numerose scarpe – dove il minimo comune denominatore è che lo “spettacolo della canzone”, specie quello floridissimo del periodo che va dal Dopoguerra all’avvento massificato di Internet, era una gran fonte di reddito, legale e illegale. Il controllo, prima di tutto. Per esempio, lo sapete chi fosse Joe Adonis, che secondo l’FBI era all’incirca il più spietato Padrino di Cosa Nostra? Fra le tante cose, sicuramente uno con l’orecchio buono: primo “sponsor” di Frank Sinatra e patrocinatore di molti artisti di casa nostra, quali Mina, Nini Rosso e Augusto Martelli, nonché «un uomo adorabile, il più affidabile dei consiglieri», come assicurano in coro nientemeno che vecchie conoscenze nostre e di Joe, quali Dori Ghezzi e Tony Renis.

Nei vari capitoli, come in Lo 007 che spiava Celentano & Co; oppure Chitarre capelloni e barbe finte, dove ne troverete per tutti da Gianni Morandi a Vasco Rossi; o ancora Il fascino discreto del night-club popolato dai vari Fred Buscaglione, Sergio Endrigo e Fred Bongusto – quella che offre Note segrete è una lettura appassionante, con una prospettiva molto interessante e “diversa” per chiunque interessato alla musica anche dal punto di vista della cronaca, quella che diventa storia.

Lucio Battisti con Gianfranco Petrignani, Los Angeles, 1976

Per tutti gli appassionati di 1 fra i 2 Lucio Nazionali, assolutamente imperdibile il capitolo L’America blindata di Lucio Battisti, dove con avvincente puntiglio è raccontato il rapporto fra Battisti e Gianfranco Petrignani, vecchio sodale nei complessini in cui militava negli anni 60 l’ancora sconosciuto genio della musica italiana. Passa il tempo, siamo nel 1976, quando Lucio per un lungo periodo traslocò a Los Angeles, desideroso di conoscere i meccanismi dello showbiz yankee (rammentiamo che Battisti lavorò a ben 2 album per il mercato americano con suoi pezzi tradotti in inglese: il flop Images del 1977 e Friends, previsto per il 1978 ma rimasto inedito – entrambi con l’apporto produttivo di Bones Howe, già uomo-studio per 5th Dimension, Association e Tom Waits). Ed è lì che ritrova Petrignani, da tempo trasferitosi laggiù con un piede nel Golden State e l’altro nella Sin City che è Las Vegas – e che farà da Cicerone all’amico ritrovato nella terra di Walt Disney. Dettaglio: pure registrando molte delle conversazioni fra i 2, in macchina come a casa – non si sa bene a che pro o per conto di chi. O forse sì. Per scoprirlo non perdetevi la lettura di Note segrete, che potrebbe svelarvelo!

Michele Bovi, Note segrete. Eroi, spie e banditi della musica italiana, Iacobelli Editore, 251 pagine, € 18.50

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