Letture

Le 100 mostre che sconvolsero il mondo

Già il titolo è di quelli che ti convincono subito. Tipo I 100 film da vedere assolutamente, I 100 libri da leggere, I 100 migliori dischi del rock, Le 100 canzoni italiane più belle, Le 100 ricette più appetitose della nonna… Lo memorizzi – incluso quel 100 che ti ha già ipnotizzato – e non puoi che acquistare questo libro. Perciò dico bravi agli autori Bruno Bandini e Beatrice Buscaroli per avere individuato il titolo giusto: Le 100 mostre che sconvolsero il mondo. Azzeccatissimo, ispirato (consciamente o inconsciamente, poco importa) al film I dieci giorni che sconvolsero il mondo, diretto nel 1982 da Sergej Bondarčuk. Dando per scontato che questa pubblicazione verrà apprezzata da chi ama l’arte moderna e contemporanea (sia dal punto di vista storico, sia collezionistico), mi auguro riesca soprattutto a “sconvolgere” quei tanti, ahimè ancora troppi, che mortificati si scusano biascicando la solita tiritera: «Tanto non ci capisco niente di arte…», ostinandosi a non capire che l’opera d’arte la fa chi la guarda e che ogni quadro o scultura (belli o brutti che siano: sta ad ognuno di noi, soggettivamente, giudicare) sprigiona la propria scintilla di vita. E qui ce ne sono 100 di scintille che faranno apprezzare l’arte perfino ai più scettici: esposizioni audaci e perciò memorabili; mostre che hanno lanciato stili e movimenti destinati a fare la storia modificando gusti e percezioni del pubblico. Si va dal 1863 al 2000: dal Salon des Refusés al Palais de l’Industrie di Parigi, con quel “volgare”, “indecente” dipinto di Édouard Manet intitolato Le Déjeuner sur l’herbe che anni dopo sarà uno dei valori aggiunti dell’Impressionismo; a Let’s Entertain: Life’s Guilty Pleasures al Walker Center di Minneapolis, che punta sulla sottocultura del consumo e l’industria del divertimento proponendo opere, video e installazioni fra sublime e kitsch: come il calciobalilla extralarge di Maurizio Cattelan in cui la squadra Rauss, con 11 immigrati di colore, sfida le compagini di visitatori. Lo stesso Cattelan, l’anno precedente, aveva architettato con Jens Hoffmann nell’isola caraibica di Saint Kitts Blown Away. VI Caribbean Biennial, mettendo in fila artisti di grido (da Olafur Eliasson a Pipilotti Rist) in una biennale dell’arte che nelle 5 edizioni precedenti non era di fatto esistita.

Parigi, “ça va sans dire”, si rivela ombelico del mondo dell’arte dalla fine dell‘800 agli anni ‘20 del ‘900: dopo il Salon des Refusés si succedono la prima mostra dedicata agli Impressionisti (1874, ex studio Nadar); l’Exposition Volpini coi dipinti del Gruppo Impressionista e Sintetista (1889, Café des Arts); la Première Exposition d’Art Photographique (1894, Photo Club); la Maison de l’Art Nouveau (1895, rue de Provence); il Salon d’Automne, con la partecipazione dei fauves (1905, Grand Palais); la Retrospettiva di Paul Cezanne (1907, Salon d’Automne); Les peintre Futuristes italiens, a cura di Filippo Tommaso Marinetti (1912, Galerie Bernheim-Jeune) e Les Maîtres du Cubisme (1920, Galerie L’effort moderne). Altro snodo cruciale la Pop Art, declinata anzitutto da Richard Hamilton, che nasce nella Londra del 1956 con la collettiva This Is Tomorrow curata dall’Independent Group; che poi si mette a dialogare alla Sidney Janis Gallery di New York coi “nuovi realisti” europei, gli italiani e gli americani nella mostra The New Realists a cura di Pierre Restany (1962); s’impone ancora a NY con Six Painters And The Object raggruppando Bob Rauschenberg, Jim Dine, Andy Warhol, James Rosenquist, Jasper Johns e Roy Lichtenstein (1963, The Guggenheim Museum); esplode alla XXXII Biennale di Venezia con il Leone d’Oro a Rauschenberg (1964, Giardini di Castello).

Ma ci sono altre esposizioni che hanno lasciato il segno oltre che le pennellate: dalla prima mostra del Blaue Reiter capeggiato da Vasilij Kandinskij (1911, Monaco, Galerie Thannhäuser), alla Dada-Messe di Berlino consacrata al Dadaismo (1920, Galerie Otto Burchard); dalla prima esposizione del Bauhaus curata a Weimar da Walter Gropius (1923, Musterhaus am Horn), all’Esposizione Internazionale Surrealista di Parigi (1938, Galerie Beaux-Arts); dalla mostra del debutto del Gruppo Gutai giapponese (1955, Tokyo, Ohara Hall), all’Arte Cinetica mattatrice di Le Mouvement (1955, Parigi, Galerie Denis René); da Land Art che propone Richard Long, Dennis Oppenheim, Walter de Maria e altri strateghi della natura (1969, Berlino, Fernsehgalerie), a Skulptur Projekte che seleziona opere “in situ” negli spazi pubblici di Münster (1977); dal Times Square Show con gli interventi di graffitisti quali Keith Haring, Fab 5 Freddy, SAMO (futuro Jean-Michel Basquiat), Lee Quiñones e Kenny Scharf (1980, New York), a Freeze (curatela di Damien Hirst) che sancisce la nascita degli Young British Artists (1988, Londra, Surrey Dock); dalla multietnica Magiciens de la Terre (1989, Parigi, Centre Georges Pompidou e Grande Halle de la Villette), a Cocido y Crudo, collettiva sintonizzata sulla geografia artistica globale (1994, Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía). E l’Italia? Fra queste 100 mostre occupa posizioni di tutto rispetto inanellando Arte Astratta (1934, Milano, Galleria Il Milione), la Guernica di Pablo Picasso (1953, Milano, Palazzo Reale), Spazialismo (1953, Venezia, Ridotto del Teatro La Fenice), Parole sui muri (1967, Modena, Fiumalbo), Arte Povera (1967, Genova, Galleria La Bertesca), Contemporanea (1973, Roma, Villa Borghese), Ambiente/Arte (1976, Venezia, XXXVII Biennale), Futurismo e Futurismi (1986, Venezia, Palazzo Grassi). Difficile, insomma, non farsi catturare da questo libro che si fa leggere come un romanzo. Malgrado qualche passaggio narrativo non troppo comprensibile ai non addetti ai lavori.

Bruno Bandini e Beatrice Buscaroli, Le 100 mostre che sconvolsero il mondo, 24 ORE Cultura edizioni, 216 pagine, 100 illustrazioni, € 29

Foto: Una sala della mostra Cocido y Crudo al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 1994, © Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid
The Times Square Show, New York, 1980, © Terise Slotkin Photography
Una sala della mostra Arte Povera – Im spazio durante l’allestimento alla Galleria La Bertesca, Genova, 1967, courtesy Archivio La Bertesca, Genova
Richard Serra, Senza titolo, esposta nella Schlossplatz (già Hindenburgplatz) durante la mostra Skulptur Projekte, Münster, 1977, LWL – Museum für Kunst und Kultur (Westfälisches Landesmuseum), Münster / Rudolf Wakonigg
Veduta di una sala della mostra Le Mouvement alla Galerie Denise René, Parigi, 1955, © Gallery Denise René rue La Boétie, Paris France. All rights reserved

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