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Le "buchette" del vino

di Gabriele Paoli

Se vi trovate a passeggiare nel centro storico di Firenze, è assai probabile che sulle facciate di alcuni palazzi nobiliari, vicino al portone, possiate vedere delle “buchette” che seguono uno stile pressoché identico - a porticina con archetto superiore, spesso decorato da una cornice in pietra - chiuse da uno sportello in legno. Ma a cosa servivano queste piccole aperture? Rinominate “tabernacoli del vino” (per la loro architettura), venivano utilizzate dalle famiglie nobili per vendere il vino di loro produzione. L'usanza di commercializzarlo dai palazzi nobiliari risale più o meno al 17° secolo, quando gli stravolgimenti nei mercati europei portarono a una ridefinizione dei commerci internazionali e delle attività manifatturiere dando luogo a un inesorabile declino di quelle attività che nel Medioevo e nel Rinascimento avevano reso Firenze ricca e potente. In quel periodo, le grandi famiglie aristocratiche iniziarono a convertire le proprie attività investendo in terreni agricoli e latifondi, dalla rendita più stabile, dove venivano prodotti vari beni, fra cui il vino. Le buchette consentivano di venderlo al minuto direttamente in strada, evitando di ricorrere all'intermediazione degli osti, e potevano contare su una clientela vastissima, come dimostra la loro diffusione.
 
I “tabernacoli” si trovano all’altezza del pianterreno dei palazzi e all’epoca erano collegati alla cantina attraverso una porticina in legno. Un servitore si occupava della vendita delle bottiglie in determinate ore del giorno. Gli orari in cui si poteva acquistare il "nettare rosso" erano indicati su una targa in pietra posizionata o sopra, o a lato della buchetta. Si doveva mescere il vino ai clienti in bicchieri o recipienti di capacità controllata; e al suono delle campane della sera (alla terza), era obbligatorio sospendere la vendita. Oltre che per il commercio del vino, le buchette venivano talvolta utilizzate anche per beneficenza. Si usava infatti lasciare nel piccolo vano, per i più bisognosi, del cibo o una brocca di vino. Fra le buchette più interessanti da visitare, una è situata in Borgo Pinti al 27, nell’atrio dell’Hotel Monna Lisa. La si può vedere senza problemi, poiché non è necessario entrare nell’albergo. È l’unica visitabile all’interno ed è meravigliosa: sia per la sua fattura, sia perché rappresenta una rara opportunità di comprenderne l'originaria funzionalità. Questo palazzo, in passato, faceva parte delle proprietà dei Lenzi, antica e potente famiglia fiorentina il cui stemma in pietra è ancora visibile sulla facciata e ritrae una testa di toro. Il vero museo di Firenze, insomma, è il centro storico. Con i suoi segreti tutti da scoprire.

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