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Orto di guerra in piazza del Duomo
Orto di guerra Cuccagna 1
Orto di guerra Cuccagna 2
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Orto di guerra in tempo di pace

di Eleonora Tarantino (in collaborazione con Manuela Mantegazza)

La necessità aguzza l’ingegno, dice il proverbio. Durante la Prima e soprattutto la Seconda Guerra Mondiale gli orti di guerra erano assai diffusi in molte nazioni impegnate nei conflitti, poiché la fame e il razionamento alimentare avevano spinto i cittadini ad adibire alla coltivazione qualsiasi appezzamento di terreno. Expo Milano 2015 è un’irripetibile occasione per riflettere e confrontarsi sul tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Se infatti da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e a troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso). Ogni anno, inoltre, vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Un esempio di sostenibilità è stato ricostruire all’interno della Cascina Cuccagna a Milano (www.cuccagna.org), ad opera di volontari del Gruppoverde, un orto di guerra:
 itinerario storico, agricolo e alimentare dedicato alla coltivazione delle piante aromatiche e dell’aiuola della biodiversità. Nei libri di storia, la miseria è sempre stata annacquata. In quell’epoca, nei Paesi europei, sono stati allestiti migliaia di orti di guerra; addirittura milioni, negli Stati Uniti. Parchi e piazze, cortili delle scuole, massicciate delle ferrovie, giardini di case e alberghi, campi sportivi, caserme, prati e luoghi incolti sono stati adibiti all’agricoltura domestica. In piazza del Duomo, a Milano, si coltivava il frumento; nel Parco del Valentino, a Torino, le patate; a Roma, lungo via dell’Impero, i cavoli.
 
La preferenza veniva data agli ortaggi, che soddisfacevano particolari requisiti di sopravvivenza. Un alto potenziale nutrizionale veniva attribuito a patate e legumi per sopperire alla carenza di carne, pasta e pane. Zucca e scorzonera, garantivano facilità di conservazione allo stato fresco per lunghi periodi; altrettanto con tecniche come la fermentazione (crauti da cavolo cappuccio), l’essiccazione (legumi), salamoia e sottaceto (cetrioli, cavolfiori) e la trasformazione in salsa (pomodori). Carote e peperoni assicuravano un alto contenuto di vitamine e minerali; cicoria da radice, la capacità di surrogare il caffè; zucca e carote, la possibilità di essere utilizzati come sostituti dello zucchero nella preparazione dei dolci; aglio, prezzemolo e pomodoro, la virtù d’insaporire i cibi. E ancora, proprietà medicinali venivano attribuite a cipolla e cavolo. Un ritorno al passato, insomma, è figlio del nostro tempo. Scegliere l’alimentazione vegetariana o vegana, significa rispettare l’ambiente e responsabilizzarci verso il nostro futuro. Riscopriamo le verdure dimenticate, pratichiamo una cucina che sia semplice. Una dieta a base di alimenti vegetali e con pochi grassi, zuccheri e carni, utile per la nostra salute, non è più indice di povertà ma riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione delle patologie del benessere più diffuse: obesità, colesterolo, diabete. Meglio un burger che un hamburger.

Migliotto Arcobaleno
(ricetta consigliata dal Gruppoverde)

Ingredienti per 4 persone:


250 gr. di miglio dorato sciacquato
1 grossa cipolla dorata tagliata a cubetti
200 gr. di verdure a scelta fra zucchine, peperoni, broccoletti, cavolini di Bruxelles e asparagi
600 ml. di brodo vegetale
1 bustina di zafferano (facoltativa)
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe


Mettete in una pentola il miglio, lo zafferano e il brodo. Portate a bollore, abbassate la fiamma al minimo e coprite. Cuocete per 20 minuti e nel frattempo, in una padella capiente, scaldate un paio di cucchiai d’olio, aggiungete la cipolla e quando diventerà fragrante, le verdure scelte tagliate a pezzetti. Salate e pepate. Quando il miglio sarà pronto (avrà assorbito tutto il brodo) versatelo in padella, mescolatelo alle verdure e impiattate. In alternativa potete versare in una teglia il miglio pronto con le verdure, compattandolo. Una volta freddo tagliatelo a fette, scaldate un filo d’olio e friggete le fette su entrambi i lati. Potete abbinare la pietanza con un vino bianco strutturato e morbido, un rosato di corpo, un rosso di medio corpo.

Foto: Mietitura del grano in piazza del Duomo, Milano, Giugno 1943
© Eleonora Tarantino 2015
 
 

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