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Marrakech in forchetta

di Mauro Parmesani

"Questa è la storia del cavaliere nero
con le sue bandiere e le sue insegne.
Cavaliere intrepido dal cuore temerario.
Ardore senza fiamma che piegò in battaglia gli eroi più valorosi.
Trionfatore nell’amore e nella fede.
Protettore di Marrakech e dei suoi datteri"



È una delle tante filastrocche che i cantastorie di piazza Jemma el Fna raccontano da generazioni. Loro sono i “conteurs”: narratori dei libri non scritti, artisti della parola con cui catturano l’attenzione di marakchi e turisti. Chi mai avrebbe immaginato che Youssef ben Tachfine (principale artefice della nascita di Marrakech e del grande palmeto della Palmeraie) già 1.000 anni fa avrebbe intuito che la vera ricchezza della città era il cibo? A quel tempo, i datteri della Palmeraie nutrivano gli eserciti conquistatori; oggi, la cucina marakchi è un punto di riferimento per le schiere di “habitués” e turisti che sciamano  lungo i viali alberati di Hivernage e Gueliz (quartieri “cool” della città nuova) e fra gli stretti vicoli, sospesi nel tempo, della vecchia Medina. Che si scelga un ristorante all’interno dell’hotel, o una tavola “gourmande” in un riad, la cucina a Marrakech è un’arte che si perpetua fra le fragranze mediorientali di locali che rispettano il gusto e la tradizione e il design marcatamente occidentale. Come per magia, “concept” e “decor” volano sospesi fra tradizione africana e influenze parigine, londinesi, newyorkesi. Non a caso, negli ultimi 2 anni sono nati più ristoranti e ritrovi che panetterie. Che piacevole sorpresa è Marrakech! Ogni cena si trasforma in un rito, celebrato da chefs locali che hanno studiato in Europa e chefs europei sempre più attratti dalla vivacità della Città Ocra. Ecco la cucina di tendenza, giapponese, thai, indonesiana, italiana, francese. Ma anche (e soprattutto) l’autentica cucina tradizionale marocchina: raffinata e complessa in ogni sua più segreta sfumatura. Qui non ci si trova solo per cenare ma anche per parlare, cantare, ballare, ascoltare musica dal vivo, ammirare le sensuali movenze delle danzatrici del ventre, tuffarsi in piscina. È il ristorante a tutto campo: ritrovo, locale, punto d’incontro dove dar sfogo alle emozioni e alla voglia di divertirsi facendo propria l’eccentrica "movida maraksci". Ovviamente si cena molto tardi. È buona norma, infatti, arrivare al ristorante intorno alle 22 per avere il tempo di cenare con calma per poi spostarsi dopo la mezzanotte nei locali mondani o continuare ad ammirare lo spettacolo che molti ristoranti propongono davanti all’immancabile bottiglia di champagne francese (nel weekend ne scorre a fiumi).
 
Ma dove andare? Quale ristorante scegliere? La prima sera non si può fare a meno di assaporare la cucina tradizionale. Attenzione, però: non quella di piazza Jemma el Fna con l’infinita schiera di bancarelle che ne fanno il ristorante all’aperto più grande e folcloristico al mondo, poiché non rappresenta la vera cucina marocchina che viene invece preparata nei templi cittadini del sapere culinario. Un’eccellente scelta è il Dar Zellij (www.darzellij.com) gestito da Khalid e dal suo staff, dove si cena in tranquilla beatitudine. Il trionfo di tajine di pollo, manzo e agnello, nonché di pietanze particolari come la tanjia marakchi o il cuscus ai 7 legumi, ha il pregio di non costare come a Tokyo: moda che, purtroppo, si sta diffondendo in parecchi locali cittadini. Se invece avete voglia di una cena “fusion-exotica” che sprigioni l’eccellenza marocchina, il meglio della cucina internazionale e i sapori francesi, l’indirizzo giusto è L’Avenue (www.lavenuemarrakech.com), raffinato e discretamente esclusivo, dove la musica “ad hoc” e la voglia d’apparire procedono di pari passo con le gustose creazioni dello chef. Ma se proprio non potete fare a meno dell’immancabile aria di casa, lasciatevi tentare dai ravioli alla caprese, dai gnocchetti ai 4 formaggi e dal sublime tiramisù dell’Ultimo Bacio (http://www.riadslotus.com/ultimo-bacio/. Salvatore Elefante, cuoco stellato, ha lasciato proprio qui il suo particolare “imprinting” che privilegia quegli ingredienti che rendono davvero unico il cibo italiano. In ogni caso, sedetevi e iniziate a mangiare soffermandovi sulle leggere sfumature del gusto, sugli aromi contrastanti, sull’onnipresente connubio dolce/salato che è tipico della cucina marocchina.
 
 
Foto: © Mauro Parmesani
 

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