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Vini cinesi. Questi sconosciuti?

di Luigi Mantovani

Tutti i paesi produttori vinicoli, vedono la Cina come un grande mercato da conquistare. Pochi, però, considerano lo Stato più esteso dell’Asia Orientale come un forte produttore di vini e in proiezione futura un probabile, temibile concorrente. Pensando alla Cina, viene subito in mente uno sterminato paesaggio di coltivazioni di tè; ma effettivamente la vigna è conosciuta e coltivata fin da tempi remoti. All’epoca della dinastia Han che governò dal 206 a.C. al 220 d.C., la produzione vinicola era infatti già rilevante. Da circa un ventennio, con l’aiuto di specialisti soprattutto francesi, la Cina sta compiendo sforzi giganteschi e oggi conta circa 500 produttori. I vigneti sono concentrati nell’area di Pechino e a nord di Shanghai, dov’è assai propizio il clima umido e temperato simile a quello delle valli californiane.

Non è più il caso di domandarsi se i cinesi potranno produrre un giorno grandi vini: lo stanno già facendo con marchi come Changyu, Dinasty, Great Wall e Dragon Seal - nonché con il Jia Bei Lan che è un “blend” di Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Gernicht - anche se per ora le quantità sono tutt’altro che rilevanti. Ma secondo le previsioni, il volume d’affari raddoppierà entro il 2015 fino a conquistare il quinto posto dopo Stati Uniti, Francia, Italia e Spagna. Il mercato interno, dunque, sta mostrando sempre più curiosità verso il “succo d’uva”; e l’innato, forte nazionalismo è confortato dal fatto che si contano circa 1.000 vitigni autoctoni. Fra non molto, ve lo assicuro, sentiremo parlare del “marchio del drago” anche in Europa.

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