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Jamie's Italian

di Paolo Scarpellini

Cucina italiana in Inghilterra? Questa conosciuta. A Londra, fino a ieri, il ruolo di pseudo-ambasciatore del “foodnostrano veniva ricoperto da vari personaggi: buon ultimo il napoletano Antonio Carluccio, popolare cuoco ignoto in patria che ha fatto fortuna grazie a negozi e ristoranti di specialità tricolori. Ora invece (incredibile ma vero) tocca a uno “chefinglese sulla cresta dell’onda: il giovane (37 anni) e bel tenebroso Jamie Oliver, ben presente in tivù e sugli scaffali delle librerie; nei negozi di casalinghi (firma tazzine, bicchieri, macinapepe) e nel gossip dei “tabloids”. Oggi è proprio lui, non a caso cresciuto ai fornelli dell’ormai settantenne Carluccio, a diffondere oltre Manica con entusiasmo pari al successo prodotti e piatti della tradizione regionale italiana. Prima, attraverso un fortunato libro di ricette (Jamie’s Italy); poi, servendosi di un altrettanto fortunato programma televisivo che lo vede mattatore indiscusso.

Non contento, eccolo addirittura a capo di una catena di ristoranti che vorrebbe esportare sul suolo di Sua Maestà la tipica trattoria di casa nostra più “authentic & affordable”, autentica e conveniente. Sia come ambiente, del tutto alla mano e con menù scritto a lavagna, sia come materia prima: salumi, formaggi, olio extravergine e pomodori pelati "made in Italy"; pane e pasta fatti quotidianamente in casa. Non per nulla, davanti ai locali aperti con l’insegna Jamie’s Italian (4 a Londra, quindi a Oxford, Bath, Brighton, Cambridge, Cardiff, Reading, Leeds, Glasgow, Liverpool) le code si sprecano: tutti, studenti e famiglie in testa, stregati da pietanze semplici e a buon mercato tipo Rustic Lasagne, Penne Arrabiatta (scritto proprio così, ahinoi!), pollo arrosto e Amalfi Orange Tart (nient’altro che la nostra pastiera). Ma anche da bicchieri e caraffe di validi vini nostrani poco conosciuti: dal Negramaro al Montepulciano.

www.jamieoliver.com

www.visitbritain.com

Foto: Jamie’s Italian

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