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Il Cioccolato. Dai Maya al XX Secolo

di Matteo Castelnuovo

Dolce, amaro, nocciolato, pralinato, fondente, al latte. Ecco a voi il cioccolato, come lo conosciamo oggi. Ma esiste da quasi 500 anni e i primi a gustarlo furono gli Aztechi, i Maya e gli Olmechi. Popolazioni indigene del Sud America che sfruttavano il cacao per ricavarne una bevanda amara e schiumosa chiamata “cacahuatl”: cioè bevanda degli dei. Ad Alba, in Piemonte, la Fondazione Ferrero dedica alla dolce/amara delizia la mostra Il Cioccolato. Dai Maya al XX Secolo, che attraverso opere d’arte, cimeli e documenti  storici, ne racconta le molteplici tradizioni e gli inimitabili sapori. In una scenografia che richiama atmosfere, suoni e profumi della giungla, vengono proposti preziosi reperti precolombiani e i primi tasselli della ciocco-scoperta in Europa. Ad esempio, la descrizione che Hernan Cortès regalò al Vecchio Continente dopo aver conquistato il Messico nel 1519. Secondo la ricostruzione storica, una volta pestati i semi di cacao e di mais sopra una pietra ricurva e riscaldata (“metate”), la polvere ottenuta veniva mescolata con peperoncino o pepe nero, un’aggiunta di polvere di mais e un po’ di “achiote” per accentuarne il colore bruno. Quindi, si diluiva il tutto con l'acqua che veniva bollita e sbattuta con un mulinello per produrre una schiuma densa da considerarsi come la parte migliore della bevanda.

La ghiotta esposizione, prosegue col successo che la cioccolata ottiene in Europa: partendo dalla Spagna, prima come bevanda quasi medicinale e poi (scoperta la dolcificazione) come “drinkalla moda, per giungere in Italia dov’era ammessa dai Papi anche nei periodi di digiuno (per via dell'effetto corroborante) ed era amata da Giacomo Casanova per i portentosi effetti sull’amore e sull’umore. Le note musicali di Amadeus Mozart, in sottofondo, traghettano i visitatori nel 18° secolo fra dipinti, argenti e porcellane di varie manifatture europee che documentano quello che ormai è diventato un rituale. A Versailles, come in tutte le corti della cosiddetta "epoca dei lumi", la nuova bevanda viene servita a tutte le ore. Rinomati artigiani quali Sèvres e Meissen, lavorano senza sosta per creare servizi di pregiata porcellana adatti a porgere quel nettare che giunge da lontano. Successivamente, assistiamo alla messa a punto della produzione e della lavorazione industriale. Nel 1802, il genovese Bozelli progetta una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia. Una ventina d'anni dopo, l’olandese Van Houten mette a punto un processo che consente di isolare il burro di cacao partendo dalla pasta di cacao. Nel 1875, per merito dello svizzero Daniel Peter, vede la luce il cioccolato al latte; 4 anni dopo, a Berna, Rodolphe Lindt concepisce la ricetta per il cioccolato fondente avvalendosi della tecnica del “concaggio”. Con l’avvento della produzione industriale, il cioccolato assume le forme più svariate: pralina, cioccolatino, tavoletta... Macchinari, insegne storiche, immagini d’epoca e documenti filmati danno l’opportunità, in questa sezione della mostra, di vivere la magia della Fabbrica del Cioccolato: luogo incantato, dove un seme riesce a trasformarsi in passione collettiva, espressa in mille forme e altrettante sfumature di sapori. Il ‘900, infine, aggiunge al mito del cacao gli "ingredienti" della creatività e del design. Fortunato Depero, Federico Seneca, Leonetto Cappiello e altri pittori-illustratori, danno sempre più forza ed efficacia a marchi pubblicitari e prodotti. Promuovendo il cioccolato a vera e propria icona del cosiddetto “secolo corto”.

Il Cioccolato. Dai Maya al XX Secolo
Fino al 18 gennaio 2009, Fondazione Ferrero, via Vivaro 49, Alba (CN)
tel. 0173295259
catalogo Silvana Editoriale, € 35


www.fondazioneferrero.it

Foto: Fortunato Depero, Uova sorpresa. Locandina pubblicitaria Unica, 1927-1928, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Leonetto Cappiello, Chocolat Klaus, Parigi, Imp. Vercasson, 1903, Treviso, Museo Civico L. Bailo, Raccolta Salce



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