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Scotch Whisky? Torbato!

di Paolo Scarpellini

A qualcuno piace torbato. Cioè "con lo stesso, immaginario gusto e profumo di una vecchia stazione", come diceva l’enogastronomo Gino Veronelli. In altre parole, un mix decisamente insolito di muschio, legno, fumo, iodio, salsedine, carbone e catrame che rende assolutamente unico e indimenticabile quel determinato whisky. E che whisky: secco, dall’aroma forte e dal gusto deciso. Complesso e raffinato, armonioso e bilanciato al tempo stesso. Ma – proprio per l’inconfondibile carattere al naso e in bocca - non certo alla portata di tutti i palati, bensì appannaggio di veri intenditori. Gli stessi che giurano: quando ne assaggi uno, diventa impossibile lasciarlo. Ed è esattamente così. Non è facile entrare a far parte del “club della torba”, quel combustibile a base di piante fossili che giace abitualmente sul fondo di laghi o stagni. Per farlo, bisogna prima di tutto conoscerla. E quindi recarsi in Scozia, la patria del whisky. Nelle verdi vallate delle Highlands, dove sono concentrate le distillerie dei “single malts” più conosciuti? No, nell’isola di Islay: la più a sud delle Ebridi, davanti alla costa occidentale, più o meno all’altezza di Glasgow. Si trovano qui, infatti, i più vasti giacimenti di quella torba necessaria per arrostire l’orzo, componente essenziale di questi distillati. La stessa che rende le acque dei laghetti o dei ruscelli isolani di quel particolare colore marrone: la si può vedere, estratta a blocchi, mentre sta ad asciugare impavida davanti alle folate di brezza marina che le donano quel pizzico di gusto salato.

È proprio il fumo di torba a conferire ai whisky prodotti su quest’isola (ma anche a quelli della vicina Skye), il caratteristico gusto aromatico di affumicato. A Islay, larga 32 chilometri e lunga 40, sono 7 le distillerie, e ognuna di esse dosa la gradazione di affumicatura con diverse sfumature di colore, profumo e aroma che rendono riconoscibili e identificabili (agli esperti, più che altro) i loro prodotti. Si va così dal whisky decisamente più fumoso e alcolico della Ardbeg, a quello dal gusto caramellato di zabaione e genziana (Laphroaig); dal vellutato e più vicino al cognac (Bruichladdich), al più dolce e iodato in assoluto (Caol Ila). Passando per l’altrettanto particolare Lagavulin (gusto elegante e aroma pungente, secco e intenso). Senza contare il pluripremiato Talisker, in arrivo dall’unica distilleria presente sull’isola di Skye: ugualmente torbato, potente ma dal retrogusto morbido, con aroma fra il salmastro e l’agrumato, un gusto caldo e pepato. Inutile dirlo, più questi distillati invecchiano e più acquistano fascino. Ecco perché gli estimatori sono disposti a pagare qualsiasi cifra (anche diverse centinaia di Euro) per mettere le mani su bottiglie anziane anche di 30 o 40 anni. Che a quel punto, magari in compagnia di un bel sigaro, diventano proprio come i grandi vini: da meditazione.

www.classicmaltsclub.it

Foto: Diageo

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