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Val Pellice: sapori emozionali

di Eleonora Tarantino

Un viaggio emozionale a pochi chilometri da Torino. Per scoprire i sapori della Val Pellice, territorio che affonda nel tessuto medievale e nella grande tradizione dell’Occitania, il “Paese che non c’è” che lega le Alpi ai Pirenei. Questa valle è la terra dei Valdesi (www.fondazionevaldese.org ): segnata, sin dal XIII° secolo, dal movimento evangelico fondato da Pietro Valdo da Lione, trasformatosi nel 1532 in Chiesa Valdese. Gli “eretici” valdesi, costretti nel Medioevo a vivere in esilio forzato, tornarono in Val Pellice nel 1689, e l’editto di re Carlo Alberto concesse loro la libertà di culto nel 1848. Il nostro viaggio ha inizio dal tempio valdese di Luserna, che si raggiunge attraverso la piccola valle di Angrogna dove si trova la “gueiza ‘dla tana”, ampia caverna nel profondo di un bosco. Qui, sin dal Medioevo, si riunivano comunità religiose e i valdesi vi trovarono rifugio durante le persecuzioni. Un luogo magico, capace di stregare lo scrittore ligure Edmondo De Amicis che nel libro Alle porte d’Italia (1884) seppe omaggiarlo nel capitolo intitolato Le Termopili Valdesi. Il panorama naturale, così selvaggio e nascosto, oltre ad affascinare il visitatore ne stimola l’appetito, sottoforma di prelibatezze da gustare a seconda delle stagioni nei vari agriturismi della valle. La Coustera (Strada panoramica 40, Luserna San Giovanni; tel. 3383007847-3478935128) propone la tradizionale cucina del Piemonte affiancata ai tipici sapori della Val Pellice: bagna caöda, funghi, agnolotti, patate salà e Mustardel D.O.P. E ancora: carne di Fassone piemontese, torte salate e dolci, formaggi locali e d’alpeggio. La Cascina Timoteo (via Bibiana 24, Lusernetta; tel. 0121954410-598089; www.timoteo.it ) è invece immersa in una collina di 150 ettari di bosco di castagno nelle Alpi Cozie. L’agricoltura pre-montana del luogo, segue un programma di coltura biologica che utilizza quei genuini prodotti che sono la base della preparazione delle ricette proposte dal ristorante: insalata di pollo, sedano, noci, pere e toma valpellice; risotto alle erbette e spallotto di vitello al forno con salsa di nocciole.

Per veri “gourmands”, il Ristorante Flipot (corso Antonio Gramsci 17, Torre Pellice; tel. 012191236; www.flipot.com ), stella Michelin del noto chef Walter Eynard, propone piatti raffinati a base di verdure fresche provenienti dall’orto di famiglia, pesci d’acqua dolce, carni selezionate da piccoli allevatori locali, erbette, fiori e funghi raccolti sul territorio. Delizie arricchite da una cantina dove riposano 700 etichette di vini d.o.c. Sulla strada del ritorno, irrinunciabile una sosta al Porta di Valle (via Vittorio Emanuele II 2, Bricherasio; tel. 0121599052-349108), dove è possibile acquistare prodotti enogastronomici valligiani come il Mustardela, insaccato dalla ricetta segreta; il lardo fresco, affumicato, aromatizzato alle erbe, arrotolato; le patate di montagna dall’incomparabile sapore; la Suras del Fen, ricotta stagionata in un viluppo di fieno; i caprini freschi o sott’olio; la Montegranero, toma stagionata dall’alta valle; il burro di montagna, aromatizzato alle essenze foraggiere degli alti pascoli; castagne e marroni; le 8 varietà, aromatiche, di mele; il miele, anche di produzione biologica. I vini fanno bella mostra di sé: lo Chatus (Neiret), il Doux d’Henry, i tradizionali Barbera, Freisa e Bonarda, oltre alle bottiglie d.o.c. dei vini del Pinerolese dell’azienda vinicola Il Tralcio. Insomma: se amate la natura e l’ottima cucina, in Val Pellice vi attende una fetta di paradiso terrestre.

www.valpellice.to.it

www.espaci-occitan.org

Foto: Flipot
Eleonora Tarantino, 2007


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