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Bowie & Iman by Hilfiger
Bowie at Brit Awards
Ziggy by Gaultier
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Bowie Fashion Icon

di Eleonora Tarantino

Da inimitabile “trendsetter”, David Bowie ha ispirato stilisti, fotografi, designers.  Indimenticabile, ad esempio, la sfilata di Jean Paul Gaultier che nel 2013 ha omaggiato il mito del glam rock. Si stenta a credere che David Robert Jones fosse un ragazzo talmente timido da non riuscire a cantare in pubblico. Decide, allora, di crearsi dei travestimenti. Abiti che sono stati il segno tangibile della sua popolarità nella cultura contemporanea. Che sia stato il britannico più elegante d’ogni tempo, lo si è potuto constatare quando 3 anni fa, alla mostra David Bowie Is al Victoria & Albert Museum di Londra, erano tutti in fila per ammirare da vicino il suo fantastico guardaroba. Nel 1972, abbandonati i panni Mod, indossa una tutina multicolor in lurex realizzata dal sarto e amico intimo Freddie Burretti. È la rivoluzione di Ziggy Stardust, l’alieno dal look trasgressivo capace di scandalizzare i “bacchettoni” cattolici con la sua dichiarata ambiguità sessuale. Nel video di Life On Mars va in scena un Bowie androgino: cravatta rossa, completo azzurro fluo con scarpe bicolori a zeppa, sopracciglia rasate, ombretto “glitter” e capelli a zazzera arancioni scolpiti dall’”hairdresser” Suzi Fussey (futura moglie del chitarrista Mick Ronson degli Spiders from Mars) nel salone di bellezza gestito da Evelyn Paget in Beckenham High Street. Come non ricordare, poi, la foto di copertina dell’album Aladdin Sane scattata da Brian Duffy con la saetta disegnata sul suo viso, marchio indelebile per i fans? Bowie, nel ’73, sale sul palco indossando costumi dalle forme stravaganti creati dallo stilista giapponese Kansai Yamamoto: come l’iconico abito-scultura di vinile nero, a strisce. E al party d’addio di Ziggy Stardust, al Cafè Royal, si presenta in completo chiaro con panciotto e gli occhi sottolineati dal kajal. Altro giro, altro personaggio: quell’Halloween Jack di Diamond Dogs (‘74), “un tipo strafigo (‘cool cat’) che vive nella decadente Hunger City", il quale appare in tv (cantando Rebel Rebel) con una benda nera sull’occhio, camicia e foulard al collo, tutina rossa con bretelle, pantaloni a mezza gamba, stivali neri a zeppa. Come dire: lo spirito di Ziggy c’è ancora. Nel ’76, anno di Station To Station, si tramuta in Thin White Duke (Pallido Duca Bianco) mostrando un debole per i completi sartoriali e Yves Saint Laurent, mentre nel periodo della permanenza a Berlino abbraccia uno stile “minimal/purifiicatorio”, tendente al monocromo nero, indossando un giubbottino di pelle attillato per il video e l’immagine di copertina di Heroes (‘77), scattata dal giapponese Masayoshi Sukita. Con gli Anni '80, dopo la metamorfosi in Pierrot Lunaire di Scary Monsters (“mix” tra la foto di Brian Duffy e il disegno di Edward Bell) il successo planetario di Let’s Dance (‘83) lo porta a girare il mondo col Serious Moonlight Tour. I palcoscenici sono le sue passerelle preferite per affermare il nuovo stile: capelli platinati, abiti arricchiti dal tocco elegante e “vintage” di bretelle e papillon slacciato sulla camicia immacolata. Un autentico Dandy. Il 10 giugno ‘87, allo Stadio San Siro di Milano, sono testimone del Glass Spider Tour: spettacolare visione del mito David Bowie che con ciuffo a banana e “total look” rosso fiammante viene calato dal soffitto sulla scena, seduto in poltrona col telefono in mano, mentre canta uno dei brani di Never Let Me Down.

Ma è ora di sbarazzarsi degli edonistici Eighties della troppa apparenza e della poca sostanza, che inevitabilmente hanno contagiato anche lui. Agli International Music Awards di New York, il 31 maggio ‘89 c’è il colpo di scena: coi loro completi neri, cravatte altrettanto nere e camicie bianche, i Tin Machine anticipano il look delle Iene di Quentin Tarantino. È la nuova band post punk, che anticipa il grunge con un sorprendente Bowie tutt’altro che leader. Un’esperienza musicale che lo rigenera anche come autore; nuova linfa ispiratrice che gli consente di affrontare al meglio gli Anni '90, “melting pot” di tendenze e stili. Nel ‘96, ai Brit Awards, riceve il premio alla carriera presentandosi “stlosissimo” in un impeccabile abito nero, collo rialzato della camicia trattenuto da uno spillone, lungo mono-orecchino con la scritta EX e un paio di scarpe ottocentesche con tacchetto femminile. Look che ispira lo stilista britannico Alexander McQueen, il quale disegna insieme a David la famosa Union Jack Jacket per la cover di Earthling (‘97). Va sottolineato come il mondo della moda si sia legato al Dna “bowiano” (l’inno musicale è il brano Fashion) anche per quanto riguarda la sfera privata, col matrimonio con la top model somala Iman che lo coinvolge spesso e volentieri a scherzare davanti ai fotografi negli eventi mondani newyorkesi. Nel 2004 lui e lei sono protagonisti della campagna pubblicitaria della collezione H, realizzata della fotografa Ellen Von Unwerth e griffata dallo stilista americano Tommy Hilfiger. Si vocifera che Bowie gli abbia nascosto che in quel periodo vestiva quasi esclusivamente Dior. Sono gli ultimi momenti vissuti dal Re, prima dell’infarto. Il 25 giugno 2004, all’Hurricane Festival di Scheesel (Germania) un dolore acuto alla spalla lo costringe ad accorciare il concerto del Reality Tour. Dopo il bis con Ziggy Stardust, sviene dietro le quinte. Operato al cuore, matura la decisione (mai dichiarata) di ritirarsi dalle scene per vivere da uomo qualunque, ritrovando la quiete immerso nelle letture nel grande appartamento a Manhattan; collezionando mobili Memphis. Trascorrono gli anni, viene “paparazzato” mentre passeggia nei pressi del McNally Jackson Bookstore, a Soho: tenuta "casual", occhiali scuri, coppola inglese, jeans, tonalità grigie. L’8 gennaio 2013, all’improvviso, rompe il silenzio col singolo Where Are We Now? che anticipa The Next Day. L’immagine dell'album è una versione riadattata della copertina di Heroes. La fotografia, oscurata, indica “una dimenticanza, o la cancellazione del passato”. Nient’altro. L’unica stravagante apparizione: col saio indossato nel provocatorio video che intitola il disco. The Star (Are Out Tonight) lo mette invece a confronto con l’attrice Tilda Swinton: entrambi appaiono come 2 esseri alieni, mimetizzati dalla moda androgina. Originale, imprevedibile David Bowie. Come la sua morte, a New York, lo scorso 10 gennaio. Calcolata fin nei minimi dettagli come un abito cucito su misura: completo grigio, cappello nero e il tocco originale delle scarpe senza calze, catturano il suo ultiimo sorriso al mondo, davanti a una saracinesca abbassata. Lo scatto, emblematico, è del fotografo Jimmy King. E anche negli ultimi video-testamenti (Blackstar e Lazarus) riesce a rappresentare come nessun altro l’angoscia della morte che sopraggiunge inesorabile. Lui cerca di proteggersi coprendosi con una benda e 2 bottoni neri al posto degli occhi. Fino all’ultimo respiro, fa di se stesso un’opera d’arte. Che rimarrà in vita, nella memoria collettiva.
 

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