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Consigli di Stile: Andiamo sul velluto

di Gisella Zinelli Rignano

Il pugno di ferro è sempre nel guanto di velluto, il dandy sta nel velluto, il brutale cacciatore nei pantaloni di velluto, le 4 mosche di Dario Argento erano di velluto grigio e il Re sotto il mantello. Nell’enciclopedia, il velluto è definito come tessuto con pelo distinto tra ordito e riccio. Descrivere le sue lavorazioni e il perché, è complicato: più banalmente, la sua preziosità e l’aspetto sono determinati dal numero di ferri impiegati per la lavorazione. Pare che questi “tessuti pelosi” siano nati in Oriente e arrivati in Europa intorno al 13° secolo, a Palermo e Venezia, importati dall’Arabia. Successivamente, l’Italia è diventata la maggiore produttrice di velluto per abiti, tappezzerie, rivestimenti di portantine e carrozze.

Nel 19° secolo la produzione declina fino al 1860, quando in Liguria e specialmente a Zoagli viene ripresa la lavorazione dei velluti lisci. Nel 1866, il Duca Visconti di Modrone fonda la prima fabbrica di velluto a coste (velluto di trama). Insieme al broccato, rappresenta il potere: quale Papa e Imperatore, infatti, non possedeva il velluto? Nell’alternanza delle mode e degli arredi, oggi è tornato a scandire il lusso. Avevano cominciato le giacche dei Beatles e dei Rolling Stones, poi sono arrivate le “redingote” doppiopetto di Jared Leto, le scarpe di Lapo Elkann, le giacche di Armani, le collezioni di Tom Ford e Paul Smith. Reinterpretatelo, abbinatelo e divertitevi: ci vuol niente a essere Napoleone o Matthew McConaughey

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Foto: Matthew McConaughey/Serie Tv True Detective
Giacca e pantaloni in velluto Canali, collezione A/I 2014-15

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