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L'expedition du Kon-Tiki
Mugs Florian Gabriel
Boite d'allumettes Tiki Pop
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Tiki Pop

di Stefano Bianchi

Negli Anni ’50 e ’60, la “middle class” americana ha tutto: cibo, casa, famiglia, denaro e… stress. Okay duro lavoro, ma dovrà pur esserci spazio per il tempo libero, la ricreazione, il gusto di cancellare anche per una sola notte le responsabilità sociali e le aspettative! Ecco allora che la Pop Culture scopre una moda che è tutto un (esotico) programma: il Tiki Style. Eclettico, sexy, coloratissimo, è un ritorno al Paradiso che delinea i contorni di un’esistenza spensierata su un’isola dei mari del sud. Perché l’americano, dopotutto, desidera una vita primitiva dove le cose sono semplici e l’amore è libero. Le origini del Tiki Style risalgono ai romanzi d’avventura e ai films che avevano reso popolare la cultura polinesiana scoperta nel 18° secolo da vari esploratori. Dal 1930, in versione modernista, l'attitudine Tiki influenza l’architettura e gli arredi dei bar e dei ristoranti lanciando il modo di vivere del “beachcomber”, il vagabondo da spiaggia.
 
Tiki Pop, stilosissima mostra in cartellone al Musée du quai Branly dove più che mai dialogano le culture, esplora l’ascesa di questo fenomeno unico nel suo genere: dal “boom” degli Anni ’50, sino al declino di fine Anni ‘60 e all’oblìo (in attesa di “revival”) degli ’80. Lo fa raccogliendo quadri, manifesti, fotografie, video, documenti d’archivio e registrazioni di musicisti quali Arthur Lyman, Les Baxter e Martin Denny, che da inventori del genere Exotica ebbero l’ardire di mescolare il jazz con temi tropicali suonati da strumenti polinesiani, asiatici e latinoamericani. Qui tutto è Tiki: dagli oggetti convenzionali (bicchieri, scatole di fiammiferi, posaceneri) agli accessori “pop” (flaconi di profumo, bottiglie di ketchup), messi a confronto con autentiche antichità come una scultura Maori Tekoteko e una ciotola Tongan Kava. Qui, ogni sezione è un mondo tutto da esplorare: da Polynesian Pop Pre-Tiki, a Tiki - The American God Of Recreation; da Expansion, Peak And Implosion Of Tiki alla conclusiva The Tiki Revival che racconta di un certo Otto von Stroheim, il quale nel 1995 pubblica il primo numero della rivista Tiki News strizzando l’occhio non solo alla moda ma anche (e soprattutto) alla lounge music adottata dalla “cocktail generation”. Dopodichè, via libera al Pop Surrealism di Mark Ryden, Coop, Moritz R. e Shag, che al grido di “Long Live Tiki!” hanno ridisegnato e rilanciato questo impareggiabile, romanzesco, sognante stile di vita.
 
Tiki Pop
L’Amérique rêve son paradis polynésien
Fino al 28 settembre, Musée du quai Branly, quai Branly 37, Parigi


tel. 0033-1-56617000
Catalogo Taschen, € 39.99

www.quaibranly.fr

www.franceguide.com  

Foto: Affiche du film L'expédition du Kon-Tiki, 1951, © D.R.
2 mugs à cocktail dessiné par Florian Gabriel
Boite d'allumettes, © Jennifer Patrick
 

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