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Piero Fornasetti. 100 anni di follia pratica

di Stefano Bianchi

Se siete cultori del Bello, impreziosito da guizzi surrealisti e metafisici. Se amate farvi cullare dai sogni e non disdegnate quel sottile “sense of humour” che rende più accattivante la vita, lasciatevi conquistare da questa fantasmagorica mostra di oltre 1.000 pezzi che celebra il centenario dalla nascita di Piero Fornasetti. Pittore, stampatore, progettista, collezionista, stilista, raffinato artigiano, decoratore, gallerista e ideatore di mostre, l’istrionico milanese è stato uno fra i più originali e creativi talenti del ‘900. Ogni idea (che si è concretizzata in 13.000 fra oggetti e decorazioni) equivaleva a una totale libertà d’immaginazione, “passepartout” che serviva a dar vita a infinite variazioni sul tema. Reinventando e reinterpretando un’immagine, Fornasetti ha creato fra le sue inconfondibili magie il sole, le carte da gioco, gli arlecchini, le mani, le architetture e le farfalle, trasformandoli in oggetti e complementi d’arredo. Curata da Barnaba Fornasetti, che prosegue ancora oggi l’attività avviata dal padre inventando oggetti con puntigliosa attenzione per i dettagli, 100 anni di follia pratica si articola in sezioni che sono autentici giochi di prestigio, sublimazioni estetiche del dandy, soavi alchimìe della forma.
 
Le prime 2 sale ricreano lo studio di pittore/stampatore col vecchio cavalletto, l’autoritratto a olio, bozzetti, disegni giovanili, libri dalla biblioteca personale e foto d’epoca. Si entra quindi nella quadreria, con dipinti degli Anni ’30, ’40 e ’50 che raffigurano maschere, paesaggi, ritratti, nature morte e astrazioni. Ci si trova poi circondati da una cascata di piatti appesi ai fili come fossero “mobiles” di Alexander Calder: hanno in comune il decoro Tema e Variazioni, con l’enigmatico volto della cantante lirica Lina Cavalieri scoperto sfogliando una rivista francese del 19° secolo. La collaborazione con l’architetto e designer Gio Ponti, accomunata dala passione per l’ordine e le proporzioni classiche, fa geniale storia a sé con foulards, mobili, scrivanie, armadi, sedie e tavoli destinati a dimore borghesi, navi, sale cinematografiche, negozi. Si prosegue lungo il corridoio degli autoritratti, disegnati fra il 1941 e il ’45 a matita o china su carta, per poi raggiungere 2 sale arredate con mobili e oggetti identici nella forma, ma differenti nella decorazione e infine cogliere tutto il fascino di 4 “icone”: i teatrali, illusionistici paraventi declinati dalla fine degli Anni ’40 in 65 decori e colori; i celeberrimi vassoi, con le loro 460 decorazioni, disposti in uno scenografico allestimento; i porta ombrelli cilindrici, impilati e messi in scena con l’aggiunta di alcuni modelli-colore di carta; il trumeau, disegnato da Gio Ponti e modificato da Fornasetti fino a dargli un aspetto più squadrato, che allontanasse il ricordo del tipico stile Anni ’50. Nel 1987, intervistato da Shara Wasserman, dichiarò: «Il nostro mestiere è senza limite, a tempo pieno. Non c’è orario. Giorno, e anche notte. I miei sogni li traduco in realtà, qualunque cosa faccia». Questa mostra ne è (meravigliosa) prova.

Piero Fornasetti
100 anni di follia pratica
Fino al 9 febbraio, La Triennale, viale Alemagna 6, Milano
tel. 02724341
Catalogo Corraini Editore, € 34


www.triennale.it

www.fornasetti.com

Foto: Barnaba Fornasetti, Sedia Lux Gstaad, 2009
Piero Fornasetti, Trumeau-bar Architettura, 1951
Piero Fornasetti, Porta ombrello trompe l'oeil Import-Export, Anni '50 e '60
Courtesy Fornasetti
 


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