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Barbisio. Tanto di cappello!

di Francesca Corradi

Tatto, udito e olfatto. La vista non viene contemplata. Profumi, rumori e suoni. I miei occhi sono immersi nelle tenebre e non mi resta che affidarmi totalmente alle spalle della persona che mi precede, condotta per mano da guide non vedenti professioniste. Disposta in fila indiana, mi muovo goffamente cercando di non inciampare. Alla mia destra, una parete di moquette; come sottofondo, i rumori registrati del Torrente Cervo e della fabbrica; sotto i piedi, si sbriciola la ghiaia del cortile che si trasforma in un ponticello traballante. La mia mente, piano piano, si proietta davanti al cancello dell’antica azienda. In un nanosecondo mi trovo in un mondo oscuro dove la cieca sono io, spaesata e insicura. Inizio tastando un morbido pelo, forse di castoro, che poi nei vari passaggi prende forma. Un’esperienza viscerale di un quarto d’ora che insegna (a noi che siamo sempre fagocitati dalle immagini) il valore del buio per vedere davvero la realtà e scoprire tutto ciò che c’è dietro un cappello da indossare.

È stato un evento speciale quello che ho vissuto all’Istituto dei Ciechi di Milano. Un percorso sensoriale “ad hoc” studiato per condurci alla scoperta del marchio Barbisio, lo storico cappellificio di Sagliano Micca fondato nel 1862. “L’incantesimo di un batuffolo”. Si potrebbe riassumere così quello che da un secolo e mezzo avviene da Barbisio. L’arte sovverte, mentre l’alto artigianato tramanda. E in provincia di Biella, dove nell’800 si contavano ben 36 cappellifici, si può ancora vivere la magia del feltro. Si “respira” autenticità, in questa azienda dove la formula del rito quotidiano non è stata dimenticata e dove il codice segreto si trasmette ancora di bocca in orecchio. Tutto è rimasto immutato: le lampade, le chiavi delle porte, l’arredamento. I macchinari, hanno tutti più di mezzo secolo di vita. Inizia dalla soffiatura del pelo il processo affascinante che culmina nei cappelli Barbisio passando per l’imbastitura, la follatura, l’asciugatura, la tintura, la rifinitura e il finissaggio. Il sistema produttivo, come la formazione delle maestranze, segue la medesima liturgia di un tempo e solo dopo lente e certosine operazioni possiamo avere il piacere d’indossare un Barbisio: accessorio elegante, di finissima qualità e grande pregio, per veri intenditori. Concorrente diretto dell’altrettanto celebre Borsalino, è presente in Europa, Stati Uniti, Cina e Giappone. Volete scegliere il modello che fa per voi? A Milano, in via Pietrasanta 14, nel 2011 è stato inaugurato il primo showroom Barbisio. Qui, potrete scoprire la collezione primavera/estate 2013.

www.barbisio.it

Foto: © Barbisio

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