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British Design 1948-2012

di Stefano Bianchi

La Swinging London Anni ’60, cuore della Gran Bretagna e ombelico del mondo che shakerava Mary Quant (minigonna), Biba (“fashion store”), la Mini Minor e la Jaguar E-Type, Jean Shrimpton fotografata da David Bailey e Julie Christie immortalata da Terence Donovan, e poi la Pop Art di Peter Blake e quella di Richard Hamilton. Di nuovo Londra, che alla fine degli Anni ‘70 tira orgogliosamente la volata. Tempi grami, di recessione, ma esorcizzati dalla creatività rabbiosa del punk musicale e modaiolo: accordi stonati (Sex Pistols) che fanno rima con abiti slabbrati (Vivienne Westwood). La miglior virtù del popolo britannico? Il riscatto: ossia la capacità di riemergere dai guai a colpi d’ingegno sovversivo, depistante, senza “se” e senza “ma”. Riuscendo ogni volta a legare tradizione e modernità in un Regno Unito che conserva gelosamente il proprio passato ma è pronto a tuffarsi nell’originalità del futuro. Cogliendo lo spirito rivoluzionario che ha scosso come una scarica elettrica ogni campo d’azione (arte, moda, musica, arredamento, architettura, fotografia, grafica), British Design 1948-2012. Innovation in the Modern Age è la mostra dell’orgoglio nazionale nell’anno dell’orgoglio Olimpico. Un'esposizione "kolossal" di oggetti “vintage”, moderni e ultramoderni che va dalla rinascita Anni ’40 e ’50 dopo la devastazione della guerra (anche nel ’48 ci furono le Olimpiadi, ricordate come “Giochi dell’austerità"), ai ’60 e ’70 dell’anarchia creativa; dagli ’80 dell’individualismo/edonismo, ai ’90 dell’ottimismo patinato stile Tony Blair, fino al presente dell’insicurezza. Esorcizzata, anche stavolta, da un colpo di genio: The Shard, il grattacielo londinese di Renzo Piano che coi suoi 310 metri è il più alto d’Europa.

Sono 3 le sezioni tematiche della mostra: Tradition & Modernity, che racconta la voglia di ricostruire puntando sulle “new towns”, il Festival of Britain del ’51 (vetrina del nuovo design nazionale) e 2 anni dopo sulla scenografica, sontuosa incoronazione di Elisabetta. Subversion, che dagli Anni ’60 ai ’90 sostituisce ricostruzione con rivoluzione passando dalla Swinging London al nichilismo punk, fino alla Cool Britannia dei Blur e degli Oasis (nel ‘97, la copertina di Vanity Fair strilla “London Swings! Again!”, con Liam Gallagher e Patsy Kensit a far da casse di risonanza), dei “fashion designers” e degli Young British Artists con Damien Hirst e le sue pillole d’arte (nel ristorante Pharmacy) in prima linea. Innovation & Creativity, che riconosce alla Gran Bretagna l’innata capacità di dare sostanza alle idee, soprattutto nei settori del design industriale e della tecnologia. L’ha fatto nel ‘700 con l’introduzione dei filatoi, nell’800 con la progettazione di navi e ponti, nel ‘900 con lo sviluppo dei codici informatici e l’invenzione del world wide web. L’ha fatto appena ieri col designer Jonathan Ive, che ha progettato l’iMac, l’iPod e l’iPhone. Lo sta facendo oggi, da terzo produttore al mondo di videogiochi. Ecco allora che Rule! Britannia, il canto patriottico scritto da James Thomson e musicato nel 1740 da Thomas Arne, risuona all’improvviso attualissimo.        

British Design 1948-2012
Innovation in the Modern Age
Fino al 12 agosto, Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, Londra
tel. 0044-20-79422000
Catalogo V&A Publishing, £ 40 (hardback), £ 25 (paperback)


www.vam.ac.uk

www.visitbritain.com/it/IT/

Foto: Jaguar E-Type, 1961, © Jaguar Heritage
Lucienne Day, Calyx Furnishing Fabric, 1951, Courtesy of the Estate of Lucienne Day / © Victoria and Albert Museum
Brian Long, Torsion Chair, 1971, by kind permission of Brian Long / © Victoria and Albert Museum

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