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Consigli di Stile: Il bello della Sahariana

di Gisella Zinelli Rignano

Nulla fa pensare all’Africa come una Sahariana. Espressione della “civiltà” che esplorava, conquistava e qualche volta difendeva quell’immenso Continente verde e sabbioso, ricco di colori, fiumi e misteri, la giacca Sahariana è nata come capo d’abbigliamento destinato agli esploratori per poi trasformarsi nella divisa dei colonizzatori europei. Beige o khaki, di cotone leggero, era una giacca con tante tasche, leggermente allungata e con una cintura in vita: l’ideale per il clima africano caldo di giorno e fresco di notte. La sua diffusione è avvenuta nei primi anni del ‘900, utilizzata da personaggi che nulla avevano a che spartire con safari e colonizzatori. Ben presto è diventata un “must”, indossata da Che Guevara e da Ernest Hemingway, il quale se ne fece addirittura confezionare un modello con 1 tasca in più per poterci infilare gli occhiali.

Lo “sdoganamento” nel mondo della moda è avvenuto nel 1968, quando Yves Saint Laurent (nato in Algeria), l’ha proposta come capo femminile su gonne e pantaloni diritti, facendola diventare un’icona delle sue collezioni. Oggi gli stilisti ripropongono la Sahariana nelle varie “nuances” della sabbia, cosicché i tessuti diventano fluttuanti dune, mantenendone però la struttura originale. Nelle sfilate p/e 2012, l’uomo di Salvatore Ferragamo (www.ferragamo.com) abbina un cappello di rafia sfrangiata in testa, espadrillas e Sahariana sopra un completo con pantaloni Anni ’30 a vita alta. La donna Trussardi (www.trussardi.com) si propone invece in tuta scollata dalla linea maschile con cinturina in vita. Sta a voi abbinarla secondo il gusto e l’animo del momento. Non avete che da scegliere: se essere la romantica Karen Blixen de La mia Africa, o la più agguerrita Jane di Tarzan.

Foto: Salvatore Ferragamo
Trussardi

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