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Club Silencio

di Cris Thellung

È stata una caccia al tesoro trovare il Club Silencio, locale di tendenza parigino voluto dal regista americano David Lynch. Avevo 3 elementi a mia disposizione: l’indirizzo (142 di rue Montmartre), l'ubicazione in un leggendario palazzo, l'ingresso minimalista che dà sulla strada. Se il numero civico non compare da nessuna parte, il palazzo l’ho trovato perché sulla facciata compare ancora la scritta “La France, journal du soir” che in effetti, sotto il portoncino d’ingresso e vicino a un piccolo supermarket, non dà troppo nell'occhio. Qui, a fine '800, c'era la sede del periodico L’Aurore che pubblicò il celebre editoriale di Emile Zola intitolato J’accuse: grido di rabbia e di dolore che voleva prendere le difese dell’ufficiale Alfred Dreyfus, accusato di aver complottato contro la Francia. Ma la certezza di aver individuato il posto giusto l’ho avuta solo varcando l’ingresso; e imboccando la scala, ho ripensato alle parole di Mr. Lynch che ha precisato di non essere il proprietario del locale. L'ha semmai progettato omaggiando l'omonima "location" del suo film Mulholland Drive (2001), dove la misteriosa Rebekah Del Rio intonava Llorando, versione spagnola di Crying di Roy Orbison. Ma quanto c'è di David Lynch in questo posto? L’atmosfera è meno inquietante dello spirito che anima i suoi lungometraggi, ma una ragione c’è: «Questo è il luogo giusto per dimenticare il rumore della città e raggiungere quella magia che è fondamentale per il processo creativo», ha dichiarato. D'altronde, Lynch è un maestro: oltre che di cinema, nel promuovere progetti e idee. Il Club Silencio, quindi, non terrorizza i bambini e tantomeno gli adulti. Una volta entrati si rimane colpiti dalla sua eleganza minimalista, dall’antico soffitto a volte e dagli ambienti piccoli e accoglienti.

Non so se qui Laura Palmer si sentirebbe a casa: nulla d'inquietante suggerisce la presenza di anime smarrite. A catturare l'attenzione, c'è qualche eccentrico specchio e l’arredamento stiloso disegnato dal regista in collaborazione con Raphael Navot, lo studio d'architettura Enia e il mago delle luci Thierry Dreyfus. Tutto, in buona sostanza, rientra nella norma di questo genere di ambienti dedicati allo svago di persone tranquille e forse non troppo giovani. A Lynch sarà certamente venuta l’idea di riservare un piccolo spazio alla proiezione di films per una ventina di persone al massimo: una saletta appartata per quei soci che vogliono godersi in santa pace capolavori come Mon Oncle di Jacques Tati, Lolita di Stanley Kubrick e 8 ½ di Federico Fellini.  Sempre lui avrà pensato alla Librairie d'Art, con una  selezione delle sue letture preferite (da Delitto e Castigo di Fedor Dostoevskij, alle Metamorfosi di Franz Kafka), e al "fumoir" messo in scena come una foresta fantasma. Prima di uscire, mi soffermo su un reperto architettonico posizionato nella sala bar: mi dicono sia appartenuto alla Tour Eiffel. Lancio infine un’occhiata al piccolo palco dove ogni notte si svolgono piccoli concerti: fra gli ultimi, quello "dark" dei The Kills e quello inzuppato di rockabilly del trio Kitty, Daisy & Lewis. Se volete iscrivervi al Club Silencio (aperto fino alle 6 del mattino) dovete procurarvi la tessera che non supera gli € 1.500 all’anno, che diventano € 420 se non avete ancora compiuto 30 anni e siete stranieri.

Club Silencio
rue Montmartre 142, Parigi
tel. 0033-1-40131232


www.silencio-club.com

www.artesia.eu

www.tgv-europe.com

www.franceguide.com

Foto: © Club Silencio


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