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Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990

di Gianna Carrano - The Glancer

Il Postmodernismo è morto! Ma intanto al Victoria & Albert Museum di Londra è di scena la grande mostra curata da Jane Pavitt e Glenn Adamson che affermano: «Il Postmodernismo è tuttora un argomento tossico». Ciarpame o movimento glorioso? Il verdetto non è ancora chiaro, ma 30 o 40 anni sono la distanza giusta per esaminare la questione. Se il Modernismo intendeva la modernità come sistema basato su razionalità, ricerca di purezza e rigore, sviluppo tecnologico e scientifico, il Postmodernismo si pone in contraddizione proponendo una concezione nuova del sapere che rifiuta i “dictat” del “moderno” (minimalismo, semplicità, funzionalità) per muoversi verso il colore, la complessità, l’ironia nell’artificio, lo sberleffo del “kitsch”, il decostruzionismo. Apparire invece di Essere? Il Postmodernismo, inteso come periodo storico caratterizzato da fattori economico-sociali tipici del capitalismo e della globalizzazione, forse non si è ancora del tutto esaurito col suo ripensamento del passato, le citazioni, i rifacimenti, le contaminazioni, la vitalità di idee e stili in effervescente competizione fra loro.

Così come accadde al movimento, anche la mostra parte dall’architettura per accostarsi poi a design, musica, arte, moda. In architettura, Charles Moore porta all’esasperazione nella sua Piazza Italia i motivi classici accentuandone gli elementi decorativi. Frank Gehry, nel 1977, crea un capolavoro postmoderno alterando una casa esistente anzichè costruirla  “ex novo”. Ettore Sottsass e il gruppo Memphis da lui creato nell’81, Alessandro Mendini con lo Studio Alchimia e la rivista Domus, aprono il cammino a una concezione diversa, divertente e fantasiosa del design con oggetti straordinari che vogliono ottenere un effetto quasi teatrale più che un utilizzo pratico. Secondo Mendini «la superficialità ha profondità se viene capita e accettata»… E da qui il fuoco si espande al cinema, con i costumi del film Blade Runner di Ridley Scott, alla pubblicità e alla musica. Grace Jones è la musa del Postmodernism: a lei s’ispirano Laurie Anderson, Jeff Koons, Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Jenny Holzer. Nella moda, Karl Lagerfeld fa di Chanel un'icona postmoderna esasperandone simboli e logo. E poi Alessi con le sue teiere, la riviste i-D e The Face, gli stereo in cemento di Ron Arad, il video di Robert Longo per il singolo dei New Order, danno l’opportunità di rivisitare con ironia l’esperienza “postmodern”. Se tutto è arte, tutti sono artisti… Ma allora fu solo un tripudio di vanità? Il Postmodernismo (che ci piaccia o no) ci ha fortemente influenzati con le sue provocazioni e le sue sfide. Quindi, come dice Jane Pavitt, «siamo tutti postmoderni».

Postmodernism
Style and Subversion 1970-1990
Fino al 15 gennaio, Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, Londra
tel. 0044-20-79422000
Catalogo V&A, £ 40


www.vam.ac.uk

www.visitbritain.com

 
Postmodernismo. Stile e Sovversione 1970-1990
Fino al 3 giugno, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, corso Bettini 43, Rovereto (TN)
tel. 0464438887
Numero Verde 800-397760
 
 
Foto: Wet: The Magazine of Gourmet Bathing N°20, Sept/Nov 1979, Religion Issue edited by Leonard Koren, Design by April Greiman in collaboration with Jayme Odgers
Martine Bedin, Super Lamp, © Victoria and Albert Museum, London
Maternity Dress for Grace Jones, 1979, Jean-Paul Goude and Antonio Lopez, © Jean-Paul Goude





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