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Gli oggetti? Griffati (ma non solo)

di Stefano Bianchi

La sedia Superleggera di Gio Ponti e la poltrona Lady di Marco Zanuso; la lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni e il Sacco di Piero Gatti; il telefono Grillo di Marco Zanuso e Richard Sapper e la macchina per scrivere Olivetti Lettera 22 di Marcello Nizzoli… Si potrebbe continuare all’infinito, enumerando gli oggetti made in Italy” che dalla seconda metà del ‘900 sono entrati nelle case di tutto il mondo promuovendo la creatività del design tricolore. Oggetti fascinosi e funzionali, gran parte dei quali è ancora protagonista nelle vetrine delle più importanti showrooms. Ma avete mai pensato al barattolo di Nutella? Al vaso dell’Amarena Fabbri? Alla Moka Express Bialetti? Al Bidone Aspiratutto? Al Tetrapack? Alla bottiglietta del Campari Soda? Anche in questo caso, l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Sono quegli oggetti che con ogni probabilità notiamo di meno, ma che se non esistessero bisognerebbe inventarli. Sono gli oggetti di design non-griffato (all’apparenza. Nella sostanza, ad esempio, il Bidone Aspiratutto da oltre 6.000.000 di pezzi venduti fra il 1976 e il 2002 è stato progettato da Francesco Trabucco e Marcello Vecchi per Alfatec; la bottiglietta di Campari Soda del 1932 è opera geniale del futurista Fortunato Depero) che insieme a una marea di elettrodomestici, automobili, casalinghi, confezioni per il cibo, articoli per l’ufficio, macchinari per la risonanza magnetica e attrezzature sportive sono entrati nelle scuole, nelle aziende grandi e piccole, nelle strade, nelle palestre e negli ospedali coniugando alla perfezione funzionalità, gusto, cura dei materiali e innovazione dei processi produttivi.

D’ora in avanti, se vogliamo disquisire di design italiano, non limitiamoci agli oggetti/masterpiece ma allarghiamoci a quegli utensili pratici e indispensabili che da mezzo secolo scandiscono la nostra quotidianità. Ne sanno qualcosa Porzia Bergamasco e Valentina Croci, autrici di Design in Italia. L’esperienza del quotidiano, volume riccamente illustrato e documentato che analizza origini, sviluppo e identità del “made in Italy” ponendo al centro l’individuo e sottolineando quanto il design sia un fenomeno soprattutto sociale e non solo estetico e stilistico. Da qui, la suddivisione in 3 capitoli da leggere, rileggere, guardare, riguardare: I luoghi del quotidiano (casa, lavoro, corpo, città), esaminati nella loro evoluzione attraverso lo sviluppo progettuale; Atlante degli oggetti raccolti in 9 categorie merceologiche: arredamento, elettrodomestici, casalinghi, packaging del cibo, elettronica di consumo, oggetti da ufficio, editoria, sport e mobilità; Imprese e persone, con la mappatura geo-merceologica delle principali aziende che hanno creato e reso grande il design italiano. D’ora in poi, non snobbate certi oggetti sparsi per la casa. Osservateli meglio. Vi racconteranno un mucchio di cose.

Porzia Bergamasco e Valentina Croci, Design in Italia. L’esperienza del quotidiano, Giunti Editore, 288 pagine, € 48

www.giunti.it

www.giuntistore.it

Foto: Mangiadischi Minerva, 1968, © Mario Bellini Architects
Caffettiera Moka Express Bialetti, 1933, courtesy of Bialetti Industrie SpA

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