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Finger-Dip

di Stefano Bianchi

Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua? Ma che bontà, ma che bontà, ma che gustino questa roba qua…”, cantava Mina precorrendo quest’epoca da happy hour. Questa robina qua, sempre più minuscola e sempre più preda dei “design-addicts” anziché dei semplici golosi, è il fingerfood: cibo da mangiare con le dita. Prelibati bocconcini da gustare senza posate. Facile a dirsi. Poi, però, quando tenti di pizzicare col pollice e l’indice micro-tartine, scampini, acciughine, saltimbocchini e bruschettine, i casi sono 2: o la gastro-scultura da taschino ti sfugge di mano per scomparire sotto al tavolo, e allora amen; o dopo aver cercato inutilmente un tovagliolo di carta, ti ritrovi coi polpastrelli unti e bisunti. E allora cosa fai? Ti allontani come se nulla fosse, fingi di starnutire e ti succhi le dita. Bella figura da happy hour! Ma d’ora in poi, cari fingerfood-maniaci, potrete vendicarvi sulle micro-porzioni afferrandole con dolcezza senza timore che vi scappino via. Sì, perché ci sono i Finger-Dip in lattice naturale: elastici, pratici, ecologici, igienici, adattabili a ogni dito. Quando siete in viaggio e non potete lavarvi le mani, la pausa pranzo è mordi-e-fuggi, il buffet è una gara a chi trangugia più nano-cibo possibile… scartate i 3 Finger-Dip gialli, rosa o azzurri dal loro “packagingriciclabile, li indossate e sarete talmente “cool” che in parecchi vorranno imitarvi.

Lattice naturale al 100%, ribadisco. Made in Italy. Che fa di ogni singolo Finger-Dip small e large una “posatausa-e-getta prodotta industrialmente sfruttando una tecnologia simile a quella per la produzione di preservativi e palloncini. Ma chi li ha progettati, questi semplici, indispensabili strumenti? Alessandra Mantovani (industrial designer brianzola) ed Eleonora Barbareschi (industrial & interaction designer varesina), titolari dello studio AMeBE che oltre a essere l’acronimo dei loro nomi s’ispira all’ameba, organismo unicellulare in continua evoluzione (“amoeba”, dal greco antico, vuol dire “cambio", "trasformazione”). «Mangiare è uno dei bisogni primari dell’uomo», spiegano. «Le nostre mani, che sensualmente evocano un ritorno alla natura e alle nostre origini, sono lo strumento del mangiare per eccellenza. Mangiare con le mani soddisfa i nostri impulsi animali. Niente più posate o bacchette, e niente più tovaglie! In una società dove tutto è frenetico e a volte ipocrita, ascoltare i nostri istinti più profondi è un privilegio che possono permettersi in pochi. Finger-Dip è una provocazione, un invito a fermarsi e riflettere, un modo per usare le tecnologie e l’intelligenza dell’uomo nell’intento di dare valore a un gesto che oggi più che mai è diventato un segno di sofisticatezza e di stile, più che una magnifica necessità». Uno stile che ha fatto vincere al colorato ditale il prestigioso Red Dot Design Award come prodotto più innovativo del 2010. Il 5 luglio, alla cerimonia di premiazione svoltasi all’Opera House Aalto Theater di Essen, in Germania, c’erano più di 1.000 invitati. Nessuno di loro si è succhiato le dita.

studio AMeBE
tel. 0395960514
 

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