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Anna Wintour: The September Issue

di Eleonora Tarantino

In una delle ultime Fashion Week di Milano, tutti (o quasi) gli stilisti sono andati in tilt per l’arrivo della capricciosa, tirannica Anna Wintour, direttrice da più di 20 anni della rivista Vogue America. È lei, ogni stagione, che decide il destino delle sfilate: la sua presenza, decreta o meno il successo d’una collezione. La definiscono arrogante, eppure la rincorrono ossequiosi per farsi pubblicità (a 30-50.000 dollari a pagina) sul mensile che negli Stati Uniti vende più di 1 milione di copie ed è quindi il mezzo migliore per imporsi sul mercato. L’algida signora, nel 2006 era stata interpretata da quel mostro di bravura che è Meryl Streep nel film Il diavolo veste Prada, tratto dal bestseller di Lauren Weisberger, sua assistente particolarmente vessata. Carrie Bradshaw/Sarah Jessica Parker, “fashion victim” di Sex and the City, ci coinvolgeva nel sogno di tutta una vita: varcare la soglia di Vogue. Anna Wintour, insomma, è un'icona glamour” che consiglia alle americane cosa indossare e come spendere il loro denaro. The September Issue, ci racconta l’intermimabile preparazione del numero di settembre di Vogue America: 840 pagine di tendenze per la stagione fredda, che nel 2007 hanno fruttato un giro d’affari record da 300 miliardi di dollari. È il numero più importante dell’anno: oltre 4 libbre di peso, in cui si dettano le regole da seguire nella scelta di look, colori e accessori. ll regista R.J. Cutler, è riuscito a intrufolarsi nelle stanze dove nessun “film-maker” era mai entrato. Fra le testimonianze degli stilisti e i piccoli, grandi drammi redazionali, il documentario si concentra sui meccanismi del circo modaiolo e dell'editoria.

Se la moda è una religione, Vogue è la sua Bibbia: è l’implacabile credo della Wintour, che viene “pedinata” nella realtà quotidiana vissuta a stretto contatto coi suoi collaboratori, “in primis” l’insostituibile oltre che determinante direttore creativo Grace Coddington (celebre modella inglese negli Anni ‘60), che mostra una "pazienza di Giobbe" nel sopportare gli “yes or not” della “sciura in Limousine”. Il compito di Anna Wintour, infatti, è di non esprimere uno straccio d’idea nemmeno sotto tortura, ma spremere tutti fino all’ultima goccia di creatività. Esamina i servizi di moda senza emozionarsi e tantomeno scomporsi, pretende di visionare gli abiti in anteprima, annuisce con fare snob tipicamente britannico (è nata a Londra, nel 1949). Figlia di un ex direttore del quotidiano Evening Standard, allontanata quand’era adolescente dalle scuole aristocratiche per la mania d’accorciarsi le gonne, la Grimilde è diventata giornalista a 16 anni, carriera rapidissima in Inghilterra e poi in America senza mai scrivere una riga, dicono le malelingue. Sfoggia con superbia il suo “physique du role”, la terrorizzante Anna. Vive di cappuccini di cui sorseggia il solo latte ben caldo: guardate, a proposito, la sequenza del “meeting” col fotografo Mario Testino. Ama vestire soprattutto Chanel color pastello, quasi mai “italian-style”. Come tutte le vere stelle, nella sua mega villa di campagna, durante il weekend conduce una vita familiare senza calore. La figlia, nel film, dice con “nonchalance” di avere una madre che in pratica non esiste. La sua pettinatura alla Louise Brooks, i suoi tacchi a spillo, gli occhialoni neri alla Jackie O (i suoi occhi cerulei sono sensibili alla luce), il volto impenetrabile, la rendono in questo "real-movie" poco adorata, assai temuta, se non odiata dal suo “entourage”. L’ultima parola, è sempre e comunque la sua. Purtroppo.
 
The September Issue, Dvd + libro Modi di Moda a cura di Emilia Bandel, Feltrinelli Real Cinema, € 17.90
 
 
Foto: Feltrinelli Real Cinema

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