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100 anni con Audi

di Matteo Castelnuovo

Costruire auto sportive. Di lusso, dal comfort ineguagliabile. Scommessa che August Horch fa con se stesso quando, il 16 luglio 1909, dà vita a quella che oggi conosciamo come Audi. Mito indiscusso delle 4 ruote che compie 100 anni festeggiandoli con la nuova A5 Sportback: vettura dal design speciale e performante, che unisce la bellezza di un coupé alla comodità dell’Avant. Ma retrocediamo nel tempo. Tutto ha inizio il 14 novembre 1899 quando Horch (dopo aver lavorato alla Benz di Mannheim come ingegnere) fonda la Horch & Cie da cui, peraltro, viene allontanato nel 1909 a causa di “misunderstandings” col direttore commerciale che lo accusa di non aver portato al successo nelle corse le nuove 6 cilindri. Il tecnico tedesco decide così di ripartire da zero fondando la August Horch: sigla che nel 1910 viene modificata in Audi (traduzione latina di “horch”: ascolta) a causa di un’ingiunzione giudiziaria. Peculiarità del marchio: qualità, eleganza e assetto sportivo, ben rappresentate da modelli come il “C” da 14/35 Cv. Ma purtroppo, con lo scoppio della prima guerra mondiale, la Germania sconfitta vive una forte crisi economica che porta l’Audi a essere assorbita prima dalla DKW (nel ’28) e poi a unirsi nel ‘32 all’Auto Union (consorzio con sede a Chemnitz composto da Horch, Audi, DKW, Wanderer) che sfoggia come logo gli inconfondibili 4 anelli intrecciati. Fra il ‘34 e il ’39, sono soprattutto le vittorie sportive con le Frecce d’Argento a consentire all’Auto Union di essere competitiva sul mercato fino all’inizio del secondo conflitto mondiale, che inevitabilmente paralizza la produzione.

Nel ‘48, prima che il governo della Sassonia ne espropri il patrimonio, Auto Union sposta la sede legale a Ingolstadt, cittadina bavarese nei pressi di Monaco, permettendo al marchio di sopravvivere per poi essere rilevato nel ‘58 da Daimler-Benz (Mercedes) che ne migliora notevolmente la produzione passando dai furgoncini alle utilitarie, e nel ‘65 da Volkswagen AG. Negli Anni ’70, affiliata dalla stessa Volkswagen alla NSU, amplia la produzione con modelli di successo internazionale come Audi 80 e Super 90, Audi 60, 75 e 100. Ma la svolta tecnologicamente decisiva avviene nell’80, quando Ferdinand Piëch (nipote di Ferdinand Porsche) lascia l'azienda fondata dal nonno per passare alla Audi NSU e qualche mese dopo presenta al Salone di Ginevra la Audi Quattro®, derivazione dell’80 coupé con 4 ruote motrici concepita per partecipare al Mondiale Rally dell’81. Nell’85, si torna alla ragione sociale Audi AG: scelta fondamentale, nella storia dei mitici 4 anelli, che nel quinquennio successivo produce notevoli risultati grazie ai quali, negli Anni ’90, inizia a sperimentare l’utilizzo di materiali ultraleggeri ma resistenti come l’alluminio che compone la Audi A8 del ’94, cui fanno seguito A4 (diretta discendente della Quattro®), A6, nonché le versioni sportive della serie S e la A5. In tal modo, la produzione arriva a sfiorare quota 500.000 unità prima di arrivare all’ultimo grande traguardo del 2006, la Q7: vettura che unisce le caratteristiche del SUV con la dinamicità di guida, lo spazio adeguato e un maggior lusso. Ribadendo, ancora una volta, il principio che da 1 secolo caratterizza il marchio: "All’avanguardia della tecnica".

www.audi.it

Foto: Audi A5 Sportback
Audi 72
Audi 100 Coupé S
2008 © Volkswagen Group Italia S.P.A.

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