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Roberto Capucci a Palazzo Fortuny

di Matteo Castelnuovo

Nello scintillìo di Palazzo Fortuny, a Venezia, prende vita un incantevole dialogo fra arte e moda. Da una parte, idealmente, c’è Mariano Fortuny: il genio di questa casa-museo da poco restituita agli antichi splendori. Pittore e scenografo. L’alchimista della stampa su stoffa. Dall’altra, lo stilista romano Roberto Capucci. Artefice di forme complesse realizzate con ago e filo, ma concepite anzitutto come sculture. Ragazzo prodigio della moda (inaugurò il primo "atelier" a soli 20 anni, nel 1951), Capucci ha intrapreso un percorso creativo che dura ininterrotto fino a oggi dopo averlo portato a sperimentare ispirandosi al mondo vegetale, agli elementi fondamentali (Acqua, Terra, Aria, Fuoco), ai fenomeni fisici e al bello nell'arte. Roberto Capucci a Palazzo Fortuny, mette a confronto i 2mondi” a cominciare da quell’eterea figura di sposa, creata per l’occasione e vestita con seta mikado, rosso fuoco. Provocante, e al tempo stesso candida e vaporosa, sembra camminare lungo la navata centrale di una cattedrale del Medioevo. Dal buio, avanza verso i visitatori della mostra per poi fermarsi sfoggiando le volute, gli strascichi, le strutture del suo indumento.

Seguono altri 29 ricami-capolavoro (i più elaborati, geometrici, “architettonici”), realizzati fra il ‘78 e il 2009: dal celebre abito Colonna, elemento di rottura con la tradizione sartoriale che a fine Anni ‘70 diede il via alla creazione di queste vere e proprie opere d’arte; al Ventaglio, simbolo di libera creatività; dagli inserti a pannello, tubolari, a forma di fiore, scatola e capitello degli Anni ’80, alle straordinarie composizioni del ‘95 che hanno consacrato Capucci alla Biennale di Venezia. E poi, le rivisitazioni dei grandi maestri: nei colori puri alla Beato Angelico, nelle ampie maniche e nei sontuosi strascichi (Paolo Uccello), nei velluti e nei dettagli finemente lavorati (Tintoretto), nei fianchi allargati (Velàzquez), nell’omaggio a Tiepolo. Per sfociare, infine, nelle suggestioni novecentesche di Spire, Onda, Foglia, Linee, Crete. Queste "architetture tessili" da collezione, vengono ulteriormente impreziosite dai gioielli d’arte orafa di Vhernier (come le Spille Spirali) che riflettono l’eterno sogno umano del superamento dei propri limiti. Con l’utilizzo di vestiti dalle dimensioni impossibili, propaggini asimmetriche, ali d’uccello o farfalla, zampilli serici e grandi code, le forme naturali del corpo vengono oltrepassate. E ci si trova in una dimensionedivina” e astratta dove le esigenze terrene, materiali, fisiche e temporali si annullano lasciando spazio alla fantasia, immensa e inimitabile, di Roberto Capucci.

Roberto Capucci a Palazzo Fortuny
Fino al 4 maggio, Museo Fortuny, San Marco 3958 (ingresso da Campo San Beneto), Venezia
tel. 0415209070


www.museiciviciveneziani.it

Foto: Ventaglio, abito-scultura sauvage rosso con elementi a ventagli inseriti nei fianchi. Prima presentazione: Roma, Palazzo Barberini, 1980
Abito-scultura di velluto rosso, pannelli a semicerchio in gazaar giallo, arancione e fucsia. Prima presentazione: Milano, Palazzo Visconti, 1982
Anelli-scultura Plateau in oro rosa, eosite, corniola e cristallo di rocca


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