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Metti un tigre nel motore
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Metti un tigre nel motore

di Stefano Bianchi

La pubblicità è l’anima del commercio. Ma anche (e soprattutto) dell’immaginario collettivo. E del sogno a occhi aperti. Non la pubblicità di adesso, però: così ridicola, ovvia, superficiale. Vi ricordate (o qualche nostalgico ve l’ha raccontato) l’omino della caffettiera Bialetti? Mike Bongiorno “testimonial” del Dashche più bianco non si può”? Chi “Vespamangia le mele? Cynar contro il logorio della vita moderna? L’Amaro (Cora) amarevole sul sentiero girevole che ti porta da me? Saclà, capperi che sottaceti? Con Api si vola? Ho un debole per l’uomo in Lebole? Slogans memorizzabili e personaggi vincenti, costruivano per davvero la cultura popolare sulle pagine delle riviste Anni ’60 e ’70. Come Carosello in tivù. Perché bisognava sognare e consumare: cibo (tanto, tantissimo), elettrodomestici, automobili, viaggi e vestiti. Nonostante il ’68 e la crisi energetica del ’73, col suo carico di domeniche a piedi e insegne al neon spente. Che fine hanno fatto quelle pubblicità ingenue, ridicole, geniali, impertinenti e durature che hanno scandito il modo di vivere, pensare e “vedere” di tutta l’Italia? Dimenticate. Sostituite dai messaggi con poco sale in zucca d’oggidì.

Per fortuna, però, c’è Metti un tigre nel motore: che oltre a essere lo slogan ruggente della benzina Esso e il subliminale messaggio di quel “boom economico” che scaldava i motori del benessere consumistico, è il titolo del libro per “pubblivori” che raccoglie (riprodotte anastaticamente) le più belle immagini pubblicitarie che si rincorrevano su Epoca, Radiocorriere TV, TV Sorrisi e Canzoni, Playmen. Si parte dal 1960 dell’avanzatissima ricostruzione post bellica che sta per diventare Boom, e si arriva al 1973 dell’Austerity. Si scopre, ad esempio, che raccogliendo 35 bollini Gulp! del Formaggino Mio si avrà diritto al grande Yoghi gonfiabile. E che il Fernet-Branca digestimola, ai papà di ogni età piace la Grappa Julia, chiamami Peroni sarò la tua birra, ovunque nel mondo Vecchia Romagna etichetta nera, chiedete i gianduiotti di Torino…vi risponderanno Talmone, è sempre l’ora dei Pavesini, Aiax Lanciere bianco è più forte dello sporco… Icone. In bianco e nero e a colori. Che riaffiorano da quel caleidoscopico, irripetibile Immaginario Pop. Nella prefazione di questo “memoriale” che racconta un’Italia produttiva, vitale, sognatrice, Francesco Coniglio e Antonio Veneziani scrivono: “È ora di girare pagina. Dentro questi tredici anni ci sono le emozioni più intense della nostra vita. Sono indissolubilmente legate alla musica e alle immagini. E quelle più evocative sono in questo libro, la musica mettetecela voi”. Cos’altro aggiungere?

Metti un tigre nel motore. L’immaginario pop degli anni 60/70, Coniglio Editore, 192 pagine, € 24.50

www.coniglioeditore.it

Foto: Coniglio Editore


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