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Pio Manzł. Quando il mondo era moderno

di Stefano Bianchi

Automobili, soprattutto. Ma anche oggetti d’arredamento, fotografie (vedi i ritratti di Giorgio Morandi, Oskar Kokoschka e di suo padre, lo scultore Giacomo Manzù) e grafiche: dal progetto per Autonova, all’immagine coordinata per la Bienal de São Paulo 1963. La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo espone la creatività del designer Pio Manzù (1939-1969) articolando in 4 sale il suo breve ma intenso lavoro. Quando il mondo era moderno, titolo azzeccatissimo, evidenzia nella prima sala gli esordi alla Hochschule für Gestaltung, primo italiano a laurearsi in Industrial Design con una tesi sul “trattore sicuro”. Sono gli anni dei progetti e degli schizzi gomito a gomito con l’Arte Cinetica e Programmatica, con docenti quali Max Bill e Tomas Maldonado, gli esponenti del Gruppo T e del Gruppo N, artisti e designers del calibro di Getulio Alviani ed Enzo Mari. Il rapporto uomo-macchina e la psico-fisicità ad esso correlata, momento cardine della sua carriera, si concentrano invece nella seconda e terza sala riservate al Car Design. Nel ’62, Manzù si aggiudica con Michael Conrad il primo premio del Concorso Internazionale Année Automobile per il progetto di una vettura che verrà realizzata dalla Carrozzeria Pininfarina ed esposta nei saloni automobilistici di Londra e Torino. L’anno successivo, per il prototipo della media cilindrata Coupé Austin Healey 3000, riceve il premio della sezione culturale dell’Associazione Industriale Tedesca e nel ’65 presenta il design di un’avveniristica 4 ruote familiare, l’Autonova Fam.

Ma accanto ai trattori (progettati mettendo a punto la scocca superiore, col risultato di ridurre del 30% le morti sul lavoro causate dal ribaltamento dei mezzi) e alla collaborazione in qualità di consulente Fiat con le progettazioni del City Taxi e dell’Autobianchi Coupé, è la 127 il suo asso nella manica: motore e trazione anteriori, “abitabilità” come nessun' altra utilitaria, “exploit” come Auto dell’anno 1970. Infine, nella quarta sala, spazio agli oggetti: dall’orologio a transistor da tavolo Cronotime (esposto al MOMA di New York), ai sistemi modulari per scrivania; dalla “poltrona fisiologica” progettata per i grandi magazzini La Rinascente, alla lampada Parentesi ideata con Achille Castiglioni. Pio Manzù, a trent’anni non ancora compiuti, muore (ironia del destino) in un incidente d’auto. La sua fulminea parabola stellare, che ha ridefinito l’essenza del design, è la stessa (spostandoci nell’arte) di Piero Manzoni e di Pino Pascali. Prematuramente scomparsi come lui. Rivoluzionari come lui.

Pio Manzù
Quando il mondo era moderno
Fino all’8 febbraio 2009, GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, via S. Tomaso 53, Bergamo
tel. 035270272
Catalogo Electa, € 44


www.gamec.it
 
Foto: Fiat 127 (progetto del 1968-’71), da “Auto70”, anno IV, n. 37, aprile 1972
Pio Manzù e Achille Castiglioni, Lampada Parentesi, 1969-’70, per Flos, da “Abitare”, n. 95-96, maggio – giugno – luglio 1971
Cronotime, 1966, per Ritz Italora (prodotto in seguito da Alessi), ©  Atelier Röland Fürst, Wiesbaden


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