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Le Meurice lobby
Le Meurice lampada e sedia
Le Meurice tavolino e sedia
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Lo "charme" di Starck & DalÝ

di Stefano Bianchi

Un “restylingsussurrato e “glamour”. Discreto e memorabile. Quando Philippe Starck ha accettato la sfida di far rivivere Le Meurice, sapeva ciò che avrebbe potuto e dovuto fare. Anzitutto, rispettare lo “charme” di questo hôtel parigino, sommo gioiello fra i Palaces francesi, inaugurato nel 1835 da Louis-Augustin Meurice in posizione strategica: di fronte ai Jardins des Tuileries, fra place de la Concorde e il Musée du Louvre. Poi, dar vita a una “trasformazione invisibile” che sottolineasse colori, luci e arredi in un sapiente gioco di trasparenze. Ma l’asso nella manica di Starck e della sua equipe di lavoro, si è materializzato nell’istrionico carisma del Grande Surrealista. Tanti e prestigiosi, nel ‘900, sono stati gli ospiti del Meurice: dal romanziere inglese Rudyard Kipling, al poeta/aviatore Gabriele D’Annunzio; dagli scrittori francesi Léon-Paul Fargue, Paul Lèautaud e Marcel Johuandeau, all’ereditiera del re delle ferrovie americane, Florence Jay Gould. Ma uno solo, Salvador Dalí, ha saputo scandire coi suoi modi eccentrici la personalità dell’hôtel. Ogni dicembre, per 30 anni, il pittore catalano scelse Le Meurice a propria dimora costellando di quadri quella che fu la suite reale di Alfonso XIII.

Si narra (leggenda o realtà, poco importa) che il suo gattopardo addomesticato si affilasse le unghie sulla moquette. E che lui, l’egocentrico Dalí, ricompensasse il personale dell’albergo con litografie firmate dalla sua “mano divina”, dopo essersi fatto portare un po’ di mosche dai giardini delle Tuileries e perfino un gregge di capre su cui sparare colpi a salve. E com’era surrealistico, Salvador, quando voleva che qualcuno gettasse monete sotto le ruote della sua automobile, per potersi vantare di “camminare sull’oro”! Ricercando luci e colori, reinterpretando forme e contorni, Philippe Starck ha dunque rilanciato l’inconfondibile classe del Meurice facendosi idealmente guidare dalla creatività del maestro di Figueres. E questo pensiero intellettuale, elegantemente bizzarro, si è concretizzato un po’ dappertutto. Nella lobby, oltre a campeggiare uno stravagante caminetto con candele accese e piccoli specchi da toilette che simboleggiano la passione di Dalí per Gala, moglie e musa, c’è una sedia sdoppiata, stile Luigi XVI, che è l’ideale per conversazionivis-à-vis”. E al ristorante Dalí, sul cui soffitto la figlia di Starck, Ara, ha sistemato un arazzo di foggia surrealista, spiccano dorate sedie polimorfe, tavolini a 3 gambe con tanto di scarpe, lampade “freuidianamente” ricoperte di drappi. E ancora, di sogno in sogno, trasformando Le Meurice in un’opera d’alto design, ecco lo specchio kolossal dall’effetto ghiacciato, gli sgabelli africani ricoperti di perle della Nigeria, le rapaci poltrone con ali d’uccello… Salvador Dalì, da lassù, applaude. E Philippe Starck, inchinandosi, ringrazia. Benvenuti a Le Meurice.

Le Meurice
228 rue de Rivoli, Parigi
tel. 0033-1-44581010


www.lemeurice.com

www.philippe-starck.com

Foto: Francois Marechal/Le Meurice



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