Coolmag - fashion&design

Ronnie Scott's Londra
New Morning Parigi
Salumeria della Musica Milano
home - fashion & design




All That Jazz! 2

di Redazione

Copenhagen, Cafè Montmartre. Chi ama il jazz si è imbattuto in questo nome mitico, dove grazie alla presenza di una base ritmica autoctona formata da Nils Henning, Orsted Pedersen e Alex Riel, si sono scritte indimenticabili pagine di musica. Il locale, sottoposto a “restyling”, risorgerà sulle ceneri di quello vecchio, su 2 piani, facendo rivivere l'atmosfera di incisioni memorabili di Stan Getz, Kenny Drew, Tommy Flanaghan, del quartetto di Cedar Walton con Bob Berg e del trio di Ornette Coleman con David Izenzon e Charles Moffett. La Danimarca (come la Svezia, con l’Hus Jazz di Stoccolma) è uno di quei luoghi dove questo genere ha avuto modo di prosperare, crescere, svilupparsi. Ma nessun altro paese in Europa ha avuto un ruolo fondamentale per l'evoluzione della musica afroamericana come la Francia (e Parigi in particolare) grazie alle mitiche “caves“. Parigi ha accolto i “boppers” nel dopoguerra (vi ricordate il film Round Midnight di Bertrand Tavernier?), poi le avanguardie negli Anni ‘60, e ha sempre ospitato esibizioni che hanno lasciato un segno indelebile, come testimonia la recente collana di Cd intitolata Jazz In Paris. La Ville Lumiére ha visto il trionfo di Max Roach, Archie Shepp, Sun Ra, Cecil Taylor, John McLaughlin, Weather Report… Ma nessuno potrà mai dimenticare il cofanetto delle registrazioni di Art Blakey nell’ormai scomparso Cafè Saint Germain, dove il batterista e i suoi Jazz Messengers vennero introdotti da una presentatrice oggi campionata nella versione elettronica e danzereccia degli US3. Parigi significa ancora La Chapelle des Lombards, dove tutti i nomi più importanti della scena americana e mondiale vengono a esibirsi. Qui vide la luce il quartetto creato da Marc Johnson, con Peter Erskine e i chitarristi John Scofield e Bill Frisell; sempre qui, ha esordito il nuovo trio di Pat Metheny con Christian McBride e Antonio Sanchez. Vi sono poi il New Morning, che ospitò Gil Evans alle prese con l'orchestra Lumiére di Laurent Cugny; e il Sunset-Sunside, dall’acustica meravigliosa e dalla scelta pressochè illimitata di birre da tutto il mondo. In Italia, invece, la situazione è drammatica: pochi locali degni di nota e una programmazione che non rende giustizia agli appassionati. A Roma c’era una volta il Music Inn, famoso per le volte bassisime in pietra, gli archi che obbligavano a camminare curvi e concerti epocali del quintetto di Mc Coy Tyner, di Gato Barbieri, Enrico Rava, Steve Lacy, Warne Marsh, Lee Konitz. Sulle illustri ceneri di quel club, ahimè, è nato un cinema multisala. Oggi ci si può consolare con La Palma, bello e accogliente, che non ha nulla da invidiare ai più titolati jazz clubs sparsi nel mondo.

Milano, invece, era sinonimo di Capolinea, storico locale che un incendio (pare doloso) ci ha portato via per sempre. Caratteristico, poichè d'estate consentiva di allargare la platea al giardino esterno dove si poteva assistere a concerti “open air”. I tempi cambiano, e adesso il jazz meneghino abita nella Salumeria della Musica, votata dalla rivista americana Down Beat fra i 100 locali più importanti al mondo. Ancora in fase di rodaggio il Blue Note, “figlio” dell’omonimo club newyorkese, che spesso ha in cartellone ospiti alquanto imbarazzanti: cosa c’entra Nick the Nightfly con il jazz? E gli Incognito? E Sarah Jane Morris, per quanto brava? Passiamo a Berlino, che dopo l’occupazione americana ha visto nascere e prosperare alcuni fra i clubs più significativi d’Europa. A-Trane, ad esempio, merita un devoto pellegrinaggio. Qui, Lee Konitz e Gerry Mulligan hanno avuto il loro battesimo europeo; George Russell ha ricostruito la sua orchestra; Carla Bley ha presentato in anteprima mondiale il suo progetto con un quartetto d'archi; Jimmy Giuffre è tornato dopo un lungo periodo d’esilio volontario. Ogni tavolo, all’A-Trane, racconta una storia. Un po' come succede al Quasimodo, dove Helen Merrill rincontrò Gil Evans e Mel Lewis lanciò Joe Lovano. Sempre nella capitale tedesca, non si può non citare l'Auf Sturz, dedito alle avanguardie e alle nuove tendenze europee: Jon Balke, Nils Petter Molvaer, Eivind Aarset, la scena norvegese del “nu jazz“… In Inghilterra, l'unico esempio di jazz club a livello mondiale è e resta il londinese Ronnie Scott's, fondato dall'omonimo batterista. Ci hanno suonato davvero tutti, ma soprattutto mosso i primi passi John Surman, Evan Parker, John McLaughlin, Dave Holland, Julian Arguelles, Andy Sheppard. Merito del Ronnie Scott's è di avere sempre rappresentato la capacità di proporre in anticipo sui tempi e sui gusti del pubblico formazioni destinate alla celebrità.

La Chapelle des Lombards, rue de Lappe 19, Parigi
tel. 0033-1-43572424

www.la-chapelle-des-lombards.com

New Morning, rue des Petites Ecuries 7, Parigi
tel. 0033-1-45235141

www.newmorning.com

Sunset-Sunside, rue des Lombards 60, Parigi
tel. 0033-1-40264660

www.sunset-sunside.com

La Palma, via Giuseppe Mirri 35, Roma
tel. 0643599029

www.lapalmaclub.it

La Salumeria della Musica, via Pasinetti 2, Milano
tel. 0256807350

www.lasalumeriadellamusica.com

Blue Note, via Pietro Borsieri 37, Milano
tel. 899700022

www.bluenotemilano.com

A-Trane, Bleibtreustraße 1, Berlino
tel. 0049-30-3132550

www.atrane.de

Quasimodo, Kantstraße 12 A, Berlino
tel. 0049-30-3128086

www.quasimodo.de

Auf Sturz, Oranieburgerstraße 67, Berlino
tel. 0049-30-28047407

www.aufsturz.de

Ronnie Scott’s, Frith Street 47, Londra
tel. 0044-207-4390747

www.ronniescotts.co.uk

Foto: Ronnie Scott’s
New Morning
La Salumeria della Musica

stampa

coolmag