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Tuta maschile Dolce e Gabbana
Tuta femminile Dimensione Danza
Thayaht
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Tutti in tuta!

di Eleonora Tarantino

L’immaginario collettivo, continua ad associare la tutablu” alla classica tenuta da operaio. Eppure, gli stilisti l’hanno adottata sino a farla diventare un capo d’abbigliamento radical chic”. La tuta, insomma, si è trasformata in abito metropolitano intrigante e versatile. Con l’accessorio giusto, la potete indossare con estrema disinvoltura: passando dalla palestra, al ristoranteglamour”. E il trend prosegue inarrestabile, per uomini e donne, nelle collezioni primavera/estate 2008.


D&G

Rivisitazione lussuosa della “tuta da lavoro” (€ 1.950), adatta all’uomo dinamico. Realizzata in morbida pelle marrone e multi-tasche, è indossabile anche in ufficio, con camicia e cravatta delle stesso colore.

D&G
tel. 022772771

www.dolcegabbana.it


Dimensione Danza

Total look casual per un mix di capi realizzati in cotone: maglietta a maniche corte, blu con stampe bianche (€ 48); felpa blu con cappuccio (€ 107); pantalone in tinta unita bianco (€ 107).

Dimensione Danza
tel. 0276028220

www.dimensionedanza.it



Thayaht. Alle origini della tuta

di Matteo Castelnuovo

La tuta. Ovvero una T soffice, elastica, utile, sexy che avvolge il corpo. L’innovativo progetto del futurista Ernesto Michahelles (1893-1959), in arte Thayaht, che nel ‘20 aprì le porte al “made in Italy”, è il succo della mostra al Museo del Tessuto di Prato. L’artista toscano, amico di Carrà e Boccioni, inventa un abito innovativo, funzionale ed elegante, fuori dagli schemi dell’epoca: pezzo unico, di cotone, con le maniche a T. Il progetto, pubblicato dal quotidiano La Nazione con tanto di cartamodello per il fai-da-te, è rivoluzionario. Come straordinari sono i 300 oggetti esposti al pubblico: bozzetti, figurini di moda, studi preparatori per abiti e motivi decorativi, tavole illustrate per la Gazette du BonTon, bozzetti per costumi teatrali.

Interessanti, inoltre, i progetti per la nascita di una Moda Italiana, le campagne pubblicitarie sul cappello di paglia, le dichiarazioni espresse nel Manifesto della Moda Solare, nonchè i progetti di design elaborati fra il ‘20 e il ‘40 (“sandali di Firenze”, “guanti cennatori”, “ancali da spiaggia”). E poi, naturalmente, la tuta: abito unitario, che fonda la sua essenza sul concetto di praticità, economia, riproducibilità. Accanto ai materiali che documentano lo sviluppo del geniale progetto di Thayaht, vengono presentate alcune icone dell’abbigliamento del ‘900: la tuta Family Horror di Krizia, la Capsula doposci di Emilio Pucci, la tuta con stampa Flower Power di Ken Scott, quella da Formula 1 progettata dalla Grado Zero Espace e quella con body sgambato e calze con applicazioni di Archizoom Associati. Infine, la tuta Angeli del fango, utilizzata a Firenze durante l’alluvione del ‘66.


Thayaht. Un artista alle origini del Made in Italy
Fino al 14 aprile, Museo del Tessuto, via Santa Chiara 24, Prato
tel. 0574611503
Catalogo, € 22


www.museodeltessuto.it

Foto: D&G
Dimensione Danza
Thayaht indossa la tuta, 1920, studio fotografico “P. Salvini”, Firenze

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