Coolmag - fashion&design

Village Vanguard
Birdland
Blue Note New York
home - fashion & design




All That Jazz!

di Redazione

Cool, man!“. Quando sentite questa espressione gergale all'uscita da un jazz club, sappiate che avete assistito a qualcosa di memorabile: un concerto che resterà scolpito nella memoria collettiva. Dovunque, nel mondo, c'è un club che ha contribuito in modo determinante all'affermazione del jazz e dei suoi protagonisti. Cosa sarebbe stato John Coltrane senza le registrazioni al Village Vanguard? E Miles Davis senza Plugged Nickel o Cellar Door? New York, Europa, Giappone. Benvenuti nel nostro viaggio in 3 puntate attraverso i “luoghi sacri“ dell’assolo jazzistico. Per cominciare, scendiamo ripide scale e oltrepassiamo una porticina di legno. Poi, osserviamo i manifesti e le locandine che riempiono le pareti: ritraggono quei musicisti che proprio qui hanno suonato e registrato dischi fondamentali. Siamo al Village Vanguard, a New York. Sinonimo di Mecca, per ogni jazzomane. Luogo di pellegrinaggio. Lo si raggiunge anche solo per assaporare l'atmosfera, assaggiare porzioni di mito: il quartetto di Coltrane, il trio di Sonny Rollins, il ritorno di Art Pepper, la big band di Thad Jones e Mel Lewis… Qui, Coltrane ebbe la consacrazione ufficiale e ripartì col secondo quintetto: sua moglie al piano e Pharoah Sanders come secondo sax. Qui, Art Pepper rinacque dopo una “stagione all'inferno“ di droga e carcere. Sempre qui, Sonny Rollins divenne il “saxophone colossus” che tutti conosciamo. Pochi altri locali al mondo accendono l’emozione del Village Vanguard. L'unico club in aperta competizione era il Village Gate, ora galleria d'arte. Il preferito dagli esponenti dell'hard bop, frequentato dal medesimo pubblico di “coolsters“ che riempiva il mitico Birdland, locale che prese il nome da Charlie Parker.

Resuscitato negli Anni ‘90, il Birdland offre una programmazione da brividi che annovera i migliori nomi della scena americana, come testimoniano gli straordinari concerti del quintetto di Dave Holland, del trio di John Scofield, di Chris Potter e del Jazz Legacy capitanato da Steve Smith. A proposito di esibizioni che hanno fatto storia, non si può non fare un salto al Blue Note, che diede il nome alla mitica etichetta discografica votata al meglio del jazz nero americano Anni ’50. In termini di programmazione, non solo propone jazzistitout court”, ma anche cantanti imparentati con la musica afroamericana come Michael Franks, nonché interpreti dell’easy listening quali Peter Cincotti e il celeberrimo Tony Bennett. Dalla fine degli Anni ‘80, sempre in zona Village, spicca il leggendario Sweet Basil, rinomato per l'acustica impeccabile e i lunedì sera dedicati all'orchestra di Gil Evans. Locale piccolo con ristorante, arredamento in legno chiaro, Sweet Basil deve il suo mito agli albums che Evans incise per la "label" giapponese King. Ellepì di un’intensità contagiosa per via dei rumori in sottofondo, il brusìo del pubblico, il tintinnare dei bicchieri. La tradizione dei jazz clubs newyorkesi, va riconosciuto, è ancora viva. Lo dimostrano lo Studio Rivbea, di proprietà di Sam Rivers e della moglie Beatrice, loft situato ad Harlem che ha in cartellone l’avanguardia di Matthew Shipp, David Ware, William Parker e Hamid Drake, da “accompagnare” a una selezione di e acque minerali da tutto il mondo; e il nuovissimo Cadillac Cafè, zona Columbia University, che punta sulle nuove tendenze del jazz: Medeski, Martin & Woods, Tim Lefevbre, Ben Perowski, Zach Danziger.

Village Vanguard, 178 Seventh Avenue South
tel. 001-212-2554037

www.villagevanguard.net

Birdland, 315 West 44th Street
tel. 001-212-5813080

www.birdlandjazz.com

Blue Note New York, 131 West 3rd Street
tel. 001-212-4758592

www.bluenote.net/newyork

Sweet Basil, 88 Seventh Avenue South
tel. 001-212-2421785

Foto: Village Vanguard
Birdland
Blue Note New York








stampa

coolmag