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Ettore Sottsass
Nilo vaso ceramica
Casablanca mobile
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Vorrei sapere perché. Una mostra su Ettore Sottsass

di Stefano Bianchi

Il 6 dicembre scorso, il noventenne Ettore Sottsass ha avuto la soddisfazione d’inaugurare la retrospettiva di Trieste a lui dedicata. Impreziosendo l’evento con una dichiarazione: «Penso a una mostra piccola, ma molto emozionante. Mi piacerebbe che i visitatori uscissero piangendo: cioè con un’emozione». Dopodichè, è volato in Paradiso. Il 31 dicembre, in punta di piedi, da anticonformista che non s'è mai piegato al compromesso. Da architetto/filosofo che, manipolando il design, ha inondato di colori case e uffici. Vorrei sapere perché, titolo della mostra, ci riconduce a un’altra sua riflessione. A proposito dei templi indiani: «Senza che io sappia cosa sono, le forme di pietra hanno il senso del sacro, sacro per sempre. Vorrei sapere perché». La curiosità, quindi. Anzitutto. Che ha spinto Ettore Sottsass (natali a Innsbruck, giovinezza a Torino, saggia maturità a Milano) a utilizzare un linguaggiorivoluzionario” nelle architetture, nel design, nei suoi scritti e nei suoi scatti fotografici.

Basti pensare al prepotente impatto visivo, quasi fumettistico e straordinariamente emozionale di mobili e oggetti creati per Memphis; dei vasi in ceramica giganti; del rossofuoco di Valentina, la macchina per scrivere progettata nel 1969 per OlivettiFatta in moplen, senza campanello per l’a capo né tasto maiuscolo/minuscolo»); della "chaise-longue" Tappeto volante in legno e velluto (’74), ideale sintesi dei suoi molteplici viaggi: fisici e spirituali. Creazioni che sfuggono la monotonìa seriale per affidarsi alla ricerca còlta, raffinata, colma di significati simbolici. Le 130 opere che “abitano” l’ex Pescheria Centrale, scandiscono tanto il Sottsass/Pensiero quanto la Sottsass/Azione. Rifiutandosi di seguire percorsi e ordini cronologici. È il visitatore, semmai, a costruirsi una personale “magia” scrutando le 7isole” tematiche: disegno industriale (design), architettura, fotografia, gioiello, disegno, ceramica, vetro. Lasciandosi trasportare dalla voce dell’indimenticabile Ettore (definito dai francesiil Papa anticonformista del design italiano”), che racconta e spiega di volta in volta le motivazioni del suo lavoro. Poiché, diceva, «Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza».
Vorrei sapere perché.
Una mostra su Ettore Sottsass
Fino al 2 marzo, Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea, Salone degli Incanti dell’ex Pescheria Centrale, Riva Nazario Sauro 1, Trieste
tel. 0403226862
Catalogo Electa, € 30


Foto: Ettore Sottsass/© Giovanni Gastel
Ceramica Nilo, produzione Memphis, 1983
Mobile Casablanca, produzione Memphis, 1981





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