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Jean Prouvé. La poetica dell'oggetto tecnico

di Redazione

Ha collaborato con architetti del calibro di Lods, Beaudouin, Garnier, Le Corbusier, Zehrfuss e Niemeyer, contribuendo col suo supporto tecnico ed estetico alla consacrazione dei loro edifici. Ha costruito il padiglione per il centenario dell’alluminio sulle rive della Senna a Parigi. Progettato prototipi di case prefabbricate per il programma sui senzatetto dell’Abbé Pierre (il fondatore di Emmaus recentemente scomparso), stazioni di servizio per la Total, terminals ferroviari, contenitori per il mantenimento della pressione per le centrali a uranio, impianti sciistici. La sua attività ha spaziato nei settori più disparati, senza mai perdere quella “poesia della tecnica” che lo ha sempre contraddistinto. Una retrospettiva celebra Jean Prouvé, complesso personaggio del secolo scorso che ha saputo coniugare creatività e imprenditorialità, artigianato e industria, design e architettura. La mostra, allestita nelle sale di Palazzo Te a Mantova e intitolata Jean Prouvé. La poetica dell’oggetto tecnico, propone oltre 100 opere fra oggetti di design, modellini di architetture e disegni preparatori delle sue lezioni, ponendo in evidenza la capacità di rivoluzionare l’universo del design e dell’architettura, ricercando in ogni materiale l’amore per la forma e per il bello. Nato nel 1901 a Parigi, figlio di un pittore, Jean Prouvé inizia la sua carriera nel ‘16 come apprendista fabbro nel laboratorio di Emile Robert a Enghiene, e successivamente a Parigi presso l’atelier di lavorazione artistica dei metalli del famoso Szabo, da cui apprende i segreti del mestiere. Nel ‘24 apre il suo primo atelier e, grazie alla conoscenza di Robert Mallet Stevens, entra a far parte, anche se inizialmente come “ferronier d’art”, dell’esclusiva cerchia di architetti d’avanguardia che segneranno lo stile e la forma di un’epoca dalle grandi trasformazioni. Lo studio e la ricerca sulle potenzialità costruttive dei materiali metallici, l’eccezionale intuizione tecnologica e l’amore per il bello, permettono a Prouvé di trasformarsi da fabbro in architetto e designer.

I primi lavori di design risalgono agli Anni ’30, con oggetti d’arredo costruiti artigianalmente, spesso in lamine di metallo e in acciaio tubolare, progettati per la produzione in serie. Prouvé mette a punto la tecnica del “tube aplati”, che consiste nell’appiattire i tubi di metallo nei punti di maggiore sollecitazione, al fine di ottenere un maggior grado di stabilità. Sedie, poltrone, tavoli, scrivanie, letti e lampade si susseguono negli anni, trovando collocazione in numerose strutture pubbliche e private francesi, ma non solo: dagli ospedali (per il Blanche Hospital di Lione progetta il famoso letto Flavigny), alle navi da crociera (realizza rampe, cabine e porte per la Koutoubia); dalle università (Nancy, Ecole des Sciences Politiques a Parigi) alle scuole pubbliche (progetta banchi adattabili e mobili speciali); dagli alberghi (Hotel L’Ermitage a Vittel, il Safih a Cronakry, Guinea) ai musei (porte e vetrine per le esposizioni nel Museo di Zoologia a Nancy e il Musée des Colonies a Parigi). Durante il secondo conflitto mondiale, produce “elementi di sopravvivenza” come serbatoi per camion, rimorchi ad uso militare, baracche smontabili per le unità mobili di combattimento, forni e stufe a carbone, telai per biciclette. Nel ‘47 apre una fabbrica a Maxéville, presso Nancy, dove vengono realizzati prodotti innovativi per soddisfare le richieste di una clientela sempre più variegata. Porte, finestre, elementi strutturali e arredi, nascono spesso dall’esperienza diretta al banco di lavoro: sfruttando il potenziale tecnico e creativo dei materiali, Jean Prouvè realizza oggetti in cui è ancora oggi possibile intravedere la perfetta fusione di funzionalità e bellezza. Nel ‘53 è costretto a chiudere la fabbrica e la sua attività di designer si interrompe. Da questo momento in poi, si occuperà di architettura realizzando autonomamente i propri progetti. Non pago della sua attività di designer e architetto, Prouvè ha trovato per anni il tempo e l’energia di insegnare il suo metodo progettuale presso il rinomato Conservatoire National des Arts e Métiers (CNAM), influenzando un’intera generazione di giovani architetti.

Jean Prouvè. La poetica dell’oggetto tecnico
Fino al 22 aprile, Fruttiere di Palazzo Te, Mantova
tel. 0376323266


www.centropalazzote.it

Foto: Poltrona Cité, 1931–‘32. Collezione Vitra Design Museum. © VG Bildkunst, Bonn
Tavolo per la Triennale di Milano, 1951 (modello 1949–‘50). Collezione Vitra Design Museum. © VG Bildkunst, Bonn
Catalogo di mobili degli Ateliers Jean Prouvé, 1951. Collezione Alexander von Vegesack. © VG Bildkunst, Bonn



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