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Falkland lampada
Cubo posacenere
Una lezione di design
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Bruno Munari: l'ironia al potere

di Stefano Bianchi

C’ero anch’io, quando il designer Bruno Munari (1907-1998) festeggiò alla Triennale di Milano i suoi novant’anni. Meglio ancora: “Ho visto i 90 anni di Bruno Munari”, è stampato sul paio d’occhiali di cartone che conservo da quel 24 ottobre 1997. Un “cadeau” progettato da lui: un po’ “oggetto metafisico” un po’ “macchina inutile”, in linea col suo proverbiale “togliere invece che aggiungere”, ponendo sempre e comunque l’accento sull’ironico e sul ludico. Munari, in quell’occasione, si trovò amabilmente circondato da bambini. I suoi “fruitori” preferiti, cui aveva destinato nel 1953 la scimmietta Zizì in gommapiuma e nel ’71 l’Abitacolo in acciaio, spazio minimo da arredare e costruire a piacimento all’interno della casa degli adulti. Ho ripensato a quel compleanno guardando Bruno Munari: una lezione di design, Dvd pubblicato dal Corso di Laurea in Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, disponibile da marzo/aprile in “streaming” digitando www.unirsm.sm/disegnoindustriale . Documento prezioso, testimonia la lezione aperta al pubblico che Munari tenne il 7 marzo 1992 all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Timido e sorridente, fluido ed elegante nella gestualità, introdusse molti dei temi delle sue ricerche legate all’arte e al design raccontando aneddoti, pronunciando battute, infilando spiazzanti osservazioni. Come quando ricordava agli adulti che «Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara». Lunga e memorabile è stata la vita di Bruno Munari. Grafico nel ’26, quando firmava “bum” le sue creazioni. E poi futurista (nel ’34 sottoscrisse il Manifesto Tecnico dell’Aeroplastica Futurista), fondatore del Movimento Arte Concreta (’48), inventore dei “libri illeggibili”, organizzatore della prima Mostra di Arte Programmata nel negozio Olivetti a Milano (’62) e, sempre nel capoluogo lombardo, creatore del primo Laboratorio per l’Infanzia alla Pinacoteca di Brera… Ma soprattutto, sono sue le icone di un design che a distanza di decenni resta rivoluzionario: la sedia per visite brevi (’45), con la seduta inclinata a 45°; il portacenere Cubo (’57), con lamina metallica inclinata da inserire nella struttura cubica creando una fessura che raccoglie cenere e mozziconi; la lampada Falkland (’64), che vide coinvolta nella realizzazione una ditta che fabbricava calze da donna. Oggetti senza tempo. «Giusti», come amava definirli.

Lampada da soffitto Falkland, in maglia elastica tubolare bianca e alluminio naturale, € 182.40

Portacenere da tavolo Cubo, nero o bianco, in alluminio anodizzato e melamina, non infiammabile, € 34.40

Danese
tel. 0234939534/34537900

www.danesemilano.com

Foto: Danese

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