Fashion & Design

Fearless Fashion: Rudi Gernreich

«Tu sei quello che decidi di voler essere», ebbe modo di dichiarare l’austriaco naturalizzato americano Rudolph “Rudi” Gernreich (1922-1985). Sfuggito quando era adolescente all’oppressione nazista, emigrato a Los Angeles, discriminato in quanto “diverso”, attivista di quella Mattachine Society fondata negli anni 50 col suo partner Harry Hay che fu apripista del movimento LGBT (acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender), Gernreich è stato l’artefice di una moda rivoluzionaria – nelle sue collezioni spiccano il monokini, il perizoma, la tuta da lavoro femminile – intesa come forza di liberazione e sfida aperta alle convenzioni di bellezza, identità, genere. Mettendo in mostra più di 80 capi d’abbigliamento, bozzetti, lettere, documenti, fotografie, ritagli di giornale e testimonianze di amici e colleghi; narrando nella sezione intitolata Becoming Rudi Gernreich gli inizi losangeleni come ballerino nel Lester Horton Dance Theatre interraziale e socialmente impegnato; le collaborazioni con la costumista hollywoodiana Edith Head e l’imprenditore Hattie Carnegie; l’intuizione con Walter Bass, anch’egli immigrato austriaco, dell’estetica dello sportswear californiano, Fearless Fashion rende omaggio a colui che ha vestito tutti: indipendentemente dal colore della pelle, credo religioso, orientamento sessuale.

Intrigante la sezione Dance & Theatre che pone in risalto l’interesse dello stilista per il movimento, evidenziato dai costumi Swan e Duotard creati per la performance Inscape della Bella Lewitzky Dance Company e qui esposti in pose drammatiche, esemplificando come ogni abito di scena consentisse al corpo di muoversi liberamente. Negli anni 60 e 70, Gernreich esprime invece il proprio sostegno al femminismo (Minis, Mods & Pantsuits) fornendo nuove opzioni d’abbigliamento: dalla micro-mini, ai pantaloni modello Marlene Dietrich e George Sand.

Swimsuits & Undergarments non solo punta l’attenzione sulla funzionalità nei costumi da bagno in maglia, reggiseni senza fili e perizoma, ma affrontando  il modo in cui i propositi di libertà individuale promossi da Gernreich creano nel 1964 un autentico caso: il costume da topless fa scandalo (dandogli grande notorietà) poiché i critici che vanno dall’Unione Sovietica al Papa sono convinti che sia la fine della moralità negli Stati Uniti. Si passa quindi alle proteste studentesche, alle tensioni razziali e ai conflitti armati mostrando in Youth Culture & Politics la collezione ispirata alle divise militari (contro la guerra in Vietnam) e l’Unisex Collection del 1970. Logico il passaggio alla sezione Unisex Solidarity con tute e caftani che possono essere indossati da chiunque: «Identifico l’unisex come una dichiarazione sull’uguaglianza di uomini e donne», precisò lo stilista. «Unisex rivela la natura, la nostra comune umanità. Non la nasconde, né la confonde».

La sezione finale, Experimental Fashion & Legacy, illustra la tendenza bondage di tessuti trasparenti, pelle, vinile, guinzagli per cani come cinture, cerniere scoperte, molle metalliche. Né va sottovalutata l’importanza di quel capolavoro di stile intitolato Basic Black, video promozionale con Gernreich in persona; l’indossatrice, attrice e musa ispiratrice Peggy Moffitt; l’hair stylist Vidal Sassoon.

Fearless Fashion: Rudi Gernreich
Fino all’1 settembre 2019, Skirball Cultural Center, 2071 N. Sepulveda Blvd, Los Angeles
tel. 001-310-4404500

Foto: Peggy Moffitt modeling ensemble designed by Rudi Gernreich, Fall 1968 collection
Rudi Gernreich with Peggy Moffitt modeling the “Marlene Dietrich” pantsuit, 1964
© William Claxton
Dancer Serena Richardson in costume designed for the Lewitzky Dance Company’s Inscape production, 1976
Dancers Loretta Livingston and Kurt Weinheimer in “duotard” costume designed for the Lewitzky Dance Company’s Inscape production, 1976
© Daniel Esgro
Peggy Moffit modeling the topless swimsuit, 1964
Peggy Moffit modeling ensemble, Resort 1968 collection
Peggy Moffit modeling dress, Fall 1971 collection
Peggy Moffit modeling trompe l’oeil ensemble, Resort 1971 collection
© William Claxton

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