Coolmag

home - editoriale

Preziosi Alessandro

Alessandro Preziosi.

Un po' Cyrano, un po' Don Giovanni.

di Eleonora Tarantino

Mercoledì 27 gennaio, Teatro Nuovo di Milano. A mezzogiorno, appuntamento con Alessandro Preziosi. In questa fredda mattinata d’inverno, mi scaldo ad ascoltarlo mentre racconta col suo piglio tipicamente partenopeo l’ultima fatica teatrale d’attore e regista: il Don Giovanni di Molière che sta portando in tournée nel capoluogo lombardo (fino al 15 febbraio, poi lo metterà in scena su altri palcoscenici d’Italia), realizzato con la collaudata compagnia KHORA.teatro fondata insieme a Tommaso Mattei e Aldo Allegrini. Ogni testo messo in scena fin qui, a partire dal 2010 con l'Amleto “shakespeariano”, ho la sensazione che sia stato orchestrato per l’”alter ego” di Alessandro.

Il suo destino, infatti, mi ricorda quello di Marcello Mastroianni che contro la sua volontà veniva soprattutto considerato un “latin lover”. Sì, perché gossip vuole che Alessandro abbia fama di “bel tenebroso”: dai tempi della fiction tv Elisa di Rivombrosa (2003) fino alla recente messa in onda di La Bella e la Bestia, passando per il debutto cinematografico nel 2006 con I Viceré di Roberto Faenza. Ma lui è cresciuto («Ho 41 anni», sottolinea) e il teatro ha scandito (e continua più che mai a farlo) la sua carriera. Tanto è vero che nella passata stagione si è aggiudicato col Cyrano de Bergerac il Premio Maschera d’Oro del Teatro Italiano. Adesso è il turno di Don Giovanni. Tanto per mettere le cose in chiaro. Una volta per tutte.

È solo un seduttore, Don Giovanni?
«Il luogo comune lo vuole simbolo della seduzione seriale delle donne. Ma quello di Molière la esercita attraverso il potere seduttivo del linguaggio. È per questo che l’opera del drammaturgo francese parla straordinariamente al nostro contemporaneo. Se però dico che in questo seduttore si rispecchiano anche i politici di oggi, sui giornali potrei ritrovarmi un titolo come “Il Don Giovanni di Preziosi è come Renzi e Berlusconi”…».

Il sentimento dell’amore secondo Don Giovanni è…
«Una visione catapultata nel 21° secolo. Ha una caratteristica eterna, che Mozart aveva individuato nella sua versione: non poter essere un personaggio in cui realmente immedesimarsi. Definirei Don Giovanni come quelle lunghe lucertole che gli tagli tante volte la coda ma ricrescerà. Se però gli tagli la testa, è difficile che possa rinascere. Molte donne avrebbero voluto decapitarlo, ma non ci sono riuscite. Il sentimento dell’amore ha un tempo brevissimo e credo che anche lui ce l’abbia, ma essendo un personaggio autentico vive l’amore con la stessa autenticità: come un sentimento a termine».

Chi sono i tuoi compagni di scena?
«Oltre allo Sganarello di Nando Paone, così magistrale da essere quasi insopportabile, c’è un cast di giovani che comprende Lucrezia Guidone, Barbara Giordano e Roberto Manzi».

Nel testo ti sei concesso qualche libertà?
«Dal punto di vista filologico, Molière è irriproducibile ma ha grandi margini di modernità. Con Tommaso Manzi, abbiamo creato una superficie classica intatta nella struttura e nel cinismo delle situazioni, ma con libertà linguistiche che mettono a proprio agio l’ascoltatore. La nostra è una rilettura che rispetta l’originale, ma più adatta al pubblico di oggi. E non mi vergogno ad ammettere che ho inserito qualche aggettivo iperbolico prelevandolo da un oroscopo, letto sul giornale…».

Quanto è veritiera questa “pièce”?
«È attuale. Poiché i classici hanno il potere di non smettere mai di ammonirci. Avremo bisogno di loro finché la nostra qualità e il nostro stile di vita non miglioreranno. Don Giovanni indossa una maschera per scardinare le ipocrisie altrui. Crede di poter ingannare e illudere tutto e tutti, persino sé stesso. È l’ipnosi della leggerezza di cui noi troppo spesso sentiamo l’esigenza, ma alla fine è un "burlador burlato" che soccombe all’autoinganno. Essendo un mito letterario, può permetterselo. Ma non importa: ogni sera è pronto a riprovarci».

Quanto c’è della tua napoletanità in lui?
«C’è l’innato istinto del provocatore, che mi ritrovo addosso da quando me ne sono andato via da Napoli. A volte l’ho dovuto subire, quando me lo chiedevano all’Accademia di Recitazione. I napoletani, come Don Giovanni, si mangiano vivi tutti quelli che si fanno condizionare dal pudore. Non lo fanno per sadismo: la loro è un’operazione a fin di bene».

Se ti dico “sex symbol”, cosa mi rispondi?
«Che è roba da americani. Rinnego il concetto, anche se dal punto di vista mediatico, sul lavoro, funziona. Mi diverto, giocando sul tema, non solo a provocare i lettori di certi giornali ma anche chi li scrive. La banale verità, però, è quella che ho suggerito andando in scena col naso normale nel mio Cyrano de Bergerac: bellezza o bruttezza sono ininfluenti. Soprattutto la prima, dal momento che sfiorisce. Sono le belle emozioni a mantenerci belli. Il Don Giovanni, invece, è una provocazione: perché da attore e da personaggio pubblico mi vengono spesso attribuiti certi comportamenti. Quale scelta migliore avrei potuto portare in scena? Un uomo che si muove fra il vero e il falso. Nell’immedesimarmi nel personaggio, perdo totalmente di vista la natura dell’uomo e sono costretto ad ammettere che il verosimile resta una fonte magica della rappresentazione teatrale».

E la bellezza?
«È fugace. Ed è il nulla, se dietro non ci sono adeguati sentimenti. Non sappiamo cosa farcene, della bellezza, se non riusciamo a esprimerla».

Come ti relazioni con l’universo femminile?
«Anzitutto sono sempre più convinto che siano le donne a sedurre gli uomini e non viceversa. Il mio rapporto con loro? Ormai è determinato dal fatto che ho una figlia... Quindi finisce lì. Mi sono fermato a Eboli…».

Come definiresti la tua donna?
«Da lontano, pian pianino che s’avvicina, diventa sempre più bella».
 
Molti attori identificano il teatro come rito purificatore dalla tv...
«A me è capitato di recitare contemporaneamente per la televisione, il teatro (nel ‘98, al Rossetti di Trieste, debuttai come Laerte nell’Amleto diretto da Antonio Calenda) e il cinema. Ogni volta ho cercato di dare spessore ai ruoli che mi venivano affidati. La tv mi dà un grande senso di estemporaneità: i tempi sono diversi, così come il metodo di preparazione. Devo sempre concentrarmi sulle diverse espressività del testo da recitare. Siccome il mio lavoro è comunicare, il mezzo televisivo mi ha insegnato a essere rapido. Tant’è che quando si alza il sipario mi sento come un cavallo che scatta al galoppo».

Cos’è per te Milano?
«La mia New York, il mio campus universitario, il mio “master” per eccellenza. Avevo 25 anni quando ho lasciato Napoli per venire a studiare ai Filodrammatici; e l’ho subito trovata adatta a me. Milano è come una donna falsamente timida: perciò mi piace. È la terza volta che torno al Teatro Nuovo ed è un’occasione imperdibile: il suo storico palcoscenico, strutturato come uno schermo in 16:9, è l’ideale per la scenografia del nostro Don Giovanni dal tratto cinematografico, tecnologico e multimediale, con le luci di Valerio Tiberi e le proiezioni video in 3D del francese Fabien Iliou».

E dal punto di vista musicale, cosa mi dici?
«Composizioni di Andrea Farri a parte, si comincia da un “riff” dei Pink Floyd per finire con l’Ouverture del Don Giovanni di Mozart. La reale dimensione di uno spettacolo contemporaneo come questo non può prescindere dall’ultima, grandiosa traccia del Don Giovanni: che resta “mozartiana”. Ricordo, poi, che nel quinto atto (quando Don Giovanni si spegne tra le fiamme dell’Inferno) Mozart ci presenta una strepitosa opera buffa. Come a dire: è inutile che cercate d’immedesimarvi in lui, perché è inimitabile!».

Tornando a Milano, cosa ne pensi dell’Expo?
«Dato che mi sento milanese d’adozione, sono felice che questo evento possa incoronare l’idea che ho sempre avuto di questa straordinaria città. Ora che la meta è stata raggiunta, spero non si concretizzi solo in “tubi innocenti”. È un pensiero che mi spiazza».

Come vuoi salutarci?
«Dicendovi che il teatro funziona se è fatto in modo intellettualmente onesto. Ricordiamoci che ogni brutto spettacolo fa perdere uno spettatore: allo spettacolo e a quelli che verranno».

www.dongiovannitour.it

www.bigliettoveloce.it

www.ticketone.it

www.happyticket.it

Foto: KHORA.teatro

stampa

Don Giovanni PreziosiCyrano de Bergerac Preziosi


 

Archivio editoriali

http://www.paopao.it

http://www.gmebooks.com

http://stores.ebay.it/pontixlartestore

http://ebay.eu/1MgCWWN