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Fibrillante

Eugenio Finardi.

Musicista nato.

di Matteo Castelnuovo

Ci sono artisti che non tramontano mai. Geni ribelli che magari, proprio per la loro qualità, riescono più spesso a raggiungere una piccola nicchia di persone che non il grande pubblico. Eugenio Finardi è uno di questi. Classe 1952, 40 anni di carriera alle spalle, 18 album, grandi successi come Extraterrestre e La Radio. Una voglia matta di non fermarsi. Cantautore italo-americano per selezione naturale più che per scelta personale, dopo aver pubblicato il nuovo Fibrillante (Universal) si racconta mentre continua a sfornare date per il tour che lo sta portando in giro per l’Italia con la sua band composta da giovani musicisti di talento. 
 
«Mi piace pensare di poter dare spazio a nuovi musicisti. Concedergli un palco e farmi aiutare da loro a rimanere fresco di sperimentazione, innovazione, spirito creativo. Senza aver paura delle novità, voglio continuare a scoprire atmosfere, suoni e colori di un mondo nel quale sono nato e dal quale, per fortuna, sono stato scelto».

In che senso?
«Mia madre era una cantante lirica, e in quel suo italiano così dolcemente americanizzato mi ha sempre raccontato che durante il parto l'ostetrica le disse di spingere e lei, non comprendendo il senso della richiesta ma pensando di essere nel giusto, spinse. Si, ma col diaframma. Emettendo uno dei suoi acuti d’autore e mettendomi al mondo».

Nato nella musica, potremmo dire…
«Diciamo che è come se fossi una nota creata da uno strumento musicale. Per questo non avrei potuto fare altro che il musicista».

Era destino, insomma…
«Già. A volte è una benedizione e a volte un peso, soprattutto in momenti di crisi come questi. Ma non potrei vivere senza musica. È sempre stato così e continuerà ad esserlo. Perciò, nonostante tutta l’acqua passata sotto i ponti piena di successi, scossoni e momenti indimenticabili, sono ancora qui a provarci».

Con un disco dal titolo significativo.
«In qualche modo si. Nel senso che senza passione, senza emozione, senza l’adrenalina che ti pulsa nelle vene, non puoi realmente combinare nulla. Probabilmente, a differenza di molti miei illustri colleghi, ho la fortuna di essere ancora innamorato e animato da questo mondo. Fibrillante, per me, non è solo un aggettivo o uno stato d’animo. È proprio uno stile di vita».

Una “way of life” piuttosto impegnativa, non ti pare?
«Certo, come la vita dev’essere. Io voglio impegnarmi, ho bisogno di appassionarmi a ogni istante. Nel panorama attuale, ciò che a mio giudizio si è perso è proprio il valore, l’importanza di questa esigenza. Un concetto che però si può fare proprio solo grazie all’insegnamento».

Anche se in questo periodo l’Italia è carente di grandi maestri?
«Il problema non è tanto questo, ma piuttosto che non sia prevista una vera e propria educazione alla musica. Non mi riferisco ovviamente a saper suonare 2 note in un flautino, ma conoscere la differenza tra Beethoven e Bach. Saper distinguere un buon assolo di chitarra. Capire tra le sfumature della voce se una tonalità è profonda o acuta».

Come si potrebbe risolvere la questione?
«Se lo sapessi non farei il cantante, ma in linea di massima basterebbe un programma basato sulla continuità e sul reale insegnamento della teoria musicale. Magari puntando un po’ meno sulle potenzialità illusorie dei “talent” e un po’ di più sull’importanza della scuola, della gavetta e della fatica. Non si può pensare di iniziare dagli stadi se non si sa mettere giù nemmeno un testo che abbia un minimo di senso compiuto».

Anche se l’atmosfera da arena non ti piace granchè…
«Credo non si debba per forza radunare folle oceaniche per considerarsi un artista affermato. Sarà perchè mi piace il contatto diretto col pubblico e guardare negli occhi anche l’ascoltatore seduto in ultima fila, per quanto queste atmosfere siano ormai l’unica fonte di guadagno per il “mainstream” non sono i “markers” ideali per valutare la qualità di una proposta musicale».

Allora come si valuta la buona musica secondo Eugenio Finardi?
«Oggi come oggi, sfruttando la tecnologia e i “social”, si potrebbe valutare dalla quantità di ascolti su portali come Spotify. In realtà la buona musica ti entra nelle vene, ti ci ritrovi come se l’avessi scritta tu, ti dà energia. Non ha un aggettivo o una votazione. La buona musica è lì e basta. E tu sai che anche dopo 40 anni saprà ancora emozionarti nel suo essere Fibrillante».


www.eugeniofinardi.it

www.universalmusic.it

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